Cultura & Spettacoli

«Per conservare traccia di ciò che è accaduto»

Sam Linguist, "Runner run running"

Il Triangolo. “WRR”, la musica e quel filo con la città

Con “WRR”, mostra personale al piano terra, le opere di Sam Linguist approdano alla Galleria Triangolo, grazie alla collaborazione con la Galleria Laurel Gitlen di New York. L’artista ha trascorso gli anni dell’adolescenza lavorando alla Webb Gallery, uno spazio dedicato alle esplosioni cosmiche e alle fantasie surrealiste di artisti visionari, spesso autodidatti o esclusi dal circuito principale. Ed è qui che ha incontrato figure come Sanford Darling, Royal Robertson e Burgess Dulaney, le cui opere in argilla, pittura, pennarello e glitter rivelano nuovi mondi allucinatori. Questa peculiare mitologia personale si manifesta in una pratica artistica che afferma la devozione per gli oggetti fatti a mano, gli enigmatici paesaggi onirici privati ​​e le esuberanti tracce del quotidiano, che Sam Linguist trasmette su superfici traballanti realizzate a mano con la tecnica della colatura in stampo o formate da oggetti di recupero, dalle tessere del domino ai gusci di tartaruga, dal polistirolo ai libri con copertina rigida. In bilico tra scultura e pittura, Linguist trasforma l’ordinario materiale dell’argilla in entità poetiche e improvvisate, orchestrate dalla forza alchemica del forno ma saldamente radicate nella loro familiare materialità fisica. Molte delle opere in gres con sottosmalto incluse nella mostra WRR al Triangolo, recano sulla loro superficie impressioni dirette di oggetti di uso quotidiano: in runner run running (2026), una forma serpentina blu si scontra con macchie di smalto rosa e verde su una ciabatta elettrica fusa, posizionata nella composizione come un oggetto di scena, con il cavo appoggiato in un angolo. I gusci di tartaruga in ceramica dipinta hippie love and vomit e jazz cigarette (entrambi del 2026), maculati, striati e imbrattati con pennellate casuali, evocano sia le tecniche di artisti visionari, come Sister Gertrude Morgan o Chuckie Williams, che dipingevano su qualsiasi superficie trovassero, sia, in alternativa, la passione dei bambini per la pittura sulle pietre. Insieme, queste opere rappresentano un’unione di intricati strati di pittura e una sorta di “pittura al contrario”, come la definisce l’artista, in cui il sottosmalto viene applicato su uno stampo in argilla colata e poi trasferito sulla superficie dell’argilla durante la cottura. Uno degli effetti di questi processi è quasi, quello di un invecchiamento precoce. Opere come Beemo (2026), una lastra irregolare con un cavallo che salta sulla sua superficie, o la multistrato Kelsie drinks grapefruit vodka (2026), un blocco di ceramica che ricorda un frammento di tegola o una pietra da calpestio, appaiono a tratti decisamente vulnerabili, persino deformate o consumate dagli agenti atmosferici. Ma se le opere di Linguist evocano il contenuto corroso e deturpato di uno scavo archeologico, incarnano anche un tipo di creazione artistica che esalta la tensione tra il colloquiale e il provvisorio e una materialità più eterna. Linguist stesso considera la sua metodologia una pratica per l’era della catastrofe climatica: “Uso la ceramica perché è quasi eterna. È archeologica; sembra senza tempo nel senso che non si deteriorerà... il pigmento è letteralmente cotto nella superficie per non erodersi mai, eppure [è] in definitiva fragile...”. Come le ceramiche rinvenute in antichi siti archeologici, anche le ceramiche di Linguist sono contenitori per un pastiche di composizioni alternativamente figurative e astratte, dipinte con pennellate essenziali e casuali e rese con minuziosa precisione. Come afferma Linguist, «È questo processo di archiviazione in cui cerco di trovare cose che voglio salvare... 
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Sam Linguist
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Ana Vera Teixeira
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