

Cultura & Spettacoli
Il volto della tradizione. Terenziano è il “Gagèt”
“Al Gagèt còl sò uchèt”: al centro Terenziano Viola
«La maschera tipica è nata nel 1955. Io la interpreto dal ‘92»
Cinque secoli di storia e di tradizioni per il Carnevale più importante della Lombardia. Ogni anno migliaia di turisti accorrono da tutta Italia per questa grande festa a Crema, le cui prime tracce documentate risalgono addirittura al XV secolo quando la città era sotto il dominio di Venezia. Attualmente il “Gagèt col sò uchèt” è l’emblema del carnevale cremasco e come tradizione apre la sfilata. Gagèt è vezzeggiativo della parola dialettale gagio, termine con cui ironicamente i cittadini cremaschi appellavano ogni contadino che giungeva a Crema per vendere le derrate alimentari al mercato.
UNA LUNGA STORIA
L’anno di nascita del Carnevale Cremasco è il 1493, come documentato dallo storico Pietro Terni, e la festa prevedeva già sfilate con carri adornati e maschere. Nel corso dei secoli, a causa di eccessi, regolamenti di conti e instabilità politica (anche per il periodo del dominio austriaco), la manifestazione ha registrato varie vicissitudini, perché costituendo un’occasione per disinibirsi e nascondersi sotto i travestimenti, si trasformava in episodi di violenza, sulla scia dell’euforia e dell’alcool. Nel 1861, anno dell’Unità d’Italia, era diventato addirittura obbligatorio presentarsi preventivamente al questore, comunicando come e da cosa ci si sarebbe mascherati. Seguì un lungo declino tra il XIX e l’inizio del XX secolo, fino ad interruzioni con la Prima e con la Seconda guerra mondiale. Tuttavia la tradizione del Carnevale si è rivitalizzata a metà del 1900, diventando un appuntamento molto atteso dai Cremaschi.
LA MASCHERA SIMBOLO
Nel 1955 è stato indetto il concorso per decretare la sua maschera-simbolo, che diventerà appunto “Al Gagèt còl sò uchèt”. In quell’anno Paolo Risari, noto titolare di un’osteria, ha trionfato per l’originalità di proporre la figura del contadinotto vestito a festa col vecchio abito di nozze (in dialetto ‘istìt scapàt, ossia vestito ristretto), con vistose calze bianco-rosse e zoccoli di legno (scalfaròcc e saculòcc) ai piedi. Completano la maschera un fazzoletto bianco e rosso al collo e una coccarda appuntata al petto, con i colori tipici della Città di Crema, un bastone (curbèla) e un cesto di vimini con una giovane oca (uchèt). Il cappellaccio è ispirato ad un copricapo religioso denominato “Saturno”, sapientemente modificato. Dal 1985, un comitato organizzatore ha riportato il carnevale al successo, rendendolo ancora oggi una delle tradizioni più sentite della Lombardia.
Terenziano Viola è colui che attualmente dà vita alla maschera del Gaget. Nato nel 1951 a Salvirola, si è specializzato nella lavorazione e trasformazione delle carni, per poi lavorare come macellaio. Si è sposato ed inizialmente si è trasferito a Sergnano. Da molti anni abita a Crema ed ha tre figli.
Terenziano, chi ha inventato questa maschera?
«Il Gagèt nasce da un’idea di Paolo Risari che nel 1955 ha vinto il concorso appositamente indetto individuare la maschera rappresentativa di Crema»...
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Daniele Ardigò



