L’assessore all’Ambiente e Protezione civile Simona Pasquali: «Ho visto una città coesa di fronte a un disastro senza precedenti. Sarà in ordine per la Festa del Torrone»
C’è un’immagine che è rimasta impressa più di altre negli occhi di Simona Pasquali. Viale Po è una giungla di foglie, arbusti e alberi riversi sull’asfalto. Con i piedi a mollo nell’acqua, si muovono e lavorano decine di persone. Spazzano, liberano, raccolgono. La forza dell’aria ha risucchiato anche molti segnali stradali, compresa la loro base in cemento, al posto della quale ci sono pericolosi crateri come dopo un bombardamento. «Incredibile è una parola che non rende», dice l’assessore all’Ambiente e Protezione civile di Cremona. Nel suo ufficio di via Colonnetti, al primo piano, Pasquali torna con la mente a quel 28 agosto. Mesociclone: lo abbiamo sentito risuonare allo sfinimento, questo termine. Ci rimbalza nella testa con una familiarità inquietante. È stata un’onda di proporzioni incalcolabili che ha riversato su Cremona pioggia e grandine con una potenza mai vista. Otto minuti. Otto minuti in tutto. Non è neanche l’intervallo di un match di calcio. Eppure bastano a cambiare una città.
Pasquali raggiunge il centro storico grazie a Luca Zanacchi. Il collega assessore passa a prenderla col suo Defender. «Era inimmaginabile uscire con l’auto dal garage, l’acqua era troppo alta». Sono momenti concitati. «La prima cosa? Ho chiamato il funzionario della Protezione Civile. Poi Virgilio. Abbiamo raggiunto piazza del Comune e da lì piazza Roma». Il susseguirsi di telefonate è interrotto solo da qualche commento a voce incredula. Davanti agli occhi i luoghi di sempre hanno tutt’altro volto. Attivata la Protezione civile. Attivati i Vigili del Fuoco. Esercito allertato e pronto a intervenire.
«Il mio primo pensiero è stato: da che parte cominciamo? Perché tutto era grave. Tutto era urgente». Dopo le forze d’intervento, sono attivate Aem e Aprica, la società che garantisce pulizia e igiene delle strade cittadine. «Non è un dettaglio da poco – dice Pasquali –: le squadre hanno cominciato alle 4 del mattino a togliere coppi, ramaglie e foglie per garantire che il mercato si tenesse comunque. Era importante che la città non rimanesse totalmente bloccata e turbata». Alle 7 del mattino, piazza Duomo e piazza Stradivari erano pronte a ospitare i banchi del mercato.
Che cosa l’ha colpita di più quei primi momenti?
«La dimensione della devastazione, sicuramente. Ma torno anche all’immagine in viale Po. Le persone che a decine si sono riversate in strada. Chi ha spazzato le foglie e liberato le caditoie in modo che l’acqua scorresse ha fatto un servizio essenziale...
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Cristiano Guarneri


