Nuovo ospedale a Cremona. Premiato il progetto della struttura ideata da Mario Cucinella e che sarà pronta nel 2030.
Il racconto dell’architetto Mario Cucinella su come sarà il nuovo ospedale è durato 35 minuti. L’Auditorium ha ascoltato in religioso silenzio e ha interrotto una sola volta con un applauso spontaneo quando Cucinella ha spiegato che per 400 stanze di degenza ci saranno 2500 persone che ci lavorano e che hanno il diritto di trovare un ambiente accogliente. Quindi avranno la scuola materna per i figli più piccoli, negozi dove fermarsi, magari anche la pettinatrice, una biblioteca dove aggiornarsi. E fuori un parco verde dove poter camminare.
Discorso molto affascinante quello dell’architetto. L’ambiente raccolto dell’Auditorium si prestava, del resto, a questa giornata celebrativa con la consegna di un premio all’autore del progetto vittorioso con tanti reciproci complimenti sul rispetto della tabella di marcia e sulla riuscita di un progetto innovativo di questo livello. Due punti interrogativi, però, su temi in discussione da mesi, possiamo metterceli. Il primo, sui soldi. Il Governatore Fontana ha confermato lo stanziamento, ma si è anche augurato che i rincari non facciano lievitare il costo finale. Una forma di prudenza comprensibile, ma in parte inattesa. Fontana sapeva di trovarsi in una provincia che, da anni, aspetta un altro finanziamento da 300 milioni, quello dell’autostrada.
Il secondo punto interrogativo lo mettiamo sulla ormai famosa Dea di secondo livello, al quale l’ospedale di Cremona dovrebbe ambire. Il sindaco Galimberti lo aveva preparato nel suo discorso (l’aveva definita “una condizione essenziale”) poi non ha avuto modo di dirlo. Nessun’altro ne ha fatto cenno e non è un aspetto secondario.
Giuseppe Rossi, direttore generale dell’Asst Cremona, ha raccontato l’evoluzione del progetto. «Sin dal mio insediamento - ha spiegato – ho analizzato come migliorare la qualità delle cure che non possono essere quelle di 30 anni fa. Mi sono reso conto della rigidità della struttura. Oggi, se una persona arriva con una caviglia fratturata, deve fare due piani per andare a fare una radiografia. Messa da parte l’idea di una possibile ristrutturazione, perché al di là dei costi avrebbe richiesto un (...)».
Discorso molto affascinante quello dell’architetto. L’ambiente raccolto dell’Auditorium si prestava, del resto, a questa giornata celebrativa con la consegna di un premio all’autore del progetto vittorioso con tanti reciproci complimenti sul rispetto della tabella di marcia e sulla riuscita di un progetto innovativo di questo livello. Due punti interrogativi, però, su temi in discussione da mesi, possiamo metterceli. Il primo, sui soldi. Il Governatore Fontana ha confermato lo stanziamento, ma si è anche augurato che i rincari non facciano lievitare il costo finale. Una forma di prudenza comprensibile, ma in parte inattesa. Fontana sapeva di trovarsi in una provincia che, da anni, aspetta un altro finanziamento da 300 milioni, quello dell’autostrada.
Il secondo punto interrogativo lo mettiamo sulla ormai famosa Dea di secondo livello, al quale l’ospedale di Cremona dovrebbe ambire. Il sindaco Galimberti lo aveva preparato nel suo discorso (l’aveva definita “una condizione essenziale”) poi non ha avuto modo di dirlo. Nessun’altro ne ha fatto cenno e non è un aspetto secondario.
Giuseppe Rossi, direttore generale dell’Asst Cremona, ha raccontato l’evoluzione del progetto. «Sin dal mio insediamento - ha spiegato – ho analizzato come migliorare la qualità delle cure che non possono essere quelle di 30 anni fa. Mi sono reso conto della rigidità della struttura. Oggi, se una persona arriva con una caviglia fratturata, deve fare due piani per andare a fare una radiografia. Messa da parte l’idea di una possibile ristrutturazione, perché al di là dei costi avrebbe richiesto un (...)».
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Paolo Carini

