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Toc toc! Avanti i picchiotti

[foto Eugenio Bettinelli]

Forme, immagini e metafore artistiche. Oggetto conosciuto già nell’antica Grecia e a Roma. Alcuni modelli rinvenuti a Pompei

Una necessaria, e dolorosa, premessa. Pur consapevoli dello stretto legame che c’è fra un’architettura, un edificio e i suoi elementi di complemento (ovvero tutti quei dettagli che sembrano minimali ma che spesso insieme costituiscono un sistema coerente e comunicativo), questa volta, per proteggerci da purtroppo possibili atti di mera imbecillità che rechino danni, non daremo riferimenti espliciti né tantomeno indirizzi dei contesti in cui si trovano gli oggetti di cui parliamo. Oggetti peraltro interessanti e complessi: coinvolgono almeno tre sensi fondamentali - vista, tatto, udito – e una percezione, il dolore. “Il dolore è definito dall’International Association for the Study of Pain (IASP) come un’esperienza sensoriale ed emotiva spiacevole associata, o simile a quella associata, a un danno tissutale reale o potenziale”. In più in molti casi sono veri e propri esempi di estetica simbolica, ovvero di quell’attività intelligente che “indaga il significato profondo, spesso rituale o emotivo, che risiede dietro forme, immagini e metafore artistiche, superando la pura apparenza decorativa”.
Ultima considerazione preliminare: navigando in internet ho scoperto che del nostro curioso tema odierno si è parlato altre volte in diverse città. Se da una parte questo toglie la soddisfazione di una assoluta originalità, dall’altra conferma che è vasto l’interesse per questo argomento, trattato in luoghi diversi con accenti e sfumature varie, ma sempre con l’interesse per l’oggetto, il suo senso storico, la qualità della manifattura.
D’altra parte dagli inizi degli anni ’80 del secolo scorso si è venuta affermando la cultura dell’arredo urbano, il sistema degli oggetti di complemento che pure contribuiscono a definire l’identità delle città. Ed è la filosofia anche alla base del museo della ghisa, che è appropriato riportare: “Le città, come pure numerosi piccoli centri, rivelano ancora oggi l’esistenza di un patrimonio che rimane sconosciuto alla maggioranza delle persone, e che solo pochi ritengono degno di essere conservato. Eppure anche i prodotti delle cosiddette arti minori, con i quali gli uomini hanno migliorato nei secoli i loro contesti di vita, testimoniano una grande creatività e cura dei particolari.
Sono proprio la ricchezza e la peculiarità dei decori, che ancora oggi possiamo ammirare nei manufatti in ghisa sopravvissuti al tempo e all’incuria degli uomini, a rendere evidente un valore che supera i limiti del tempo e dello spazio, e a fare di questo patrimonio un segno caratterizzante della nostra storia”...
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[foto Eugenio Bettinelli]
[foto Eugenio Bettinelli]
Eugenio Bettinelli
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