Alessandro Gnocchi: «Il mite è il grande assente di oggi. C’è bisogno di persone buone»
Non è mai stato facile essere miti. Dalle antiche civiltà europee ad oggi sono pochi gli esempi degni di nota in tal senso. Per questo Alessandro Gnocchi e Paolo Gulisano, nel libro da poco uscito per i tipi della Ares, intitolato proprio «Elogio del cuore mite», hanno disegnato una sorta di mappa con un ricco panorama di letture, riletture e scoperte, spazianti da Stevenson a Chesterton, da Guareschi a Saint-Exupéry, dai testi sacri ad autori pressoché sconosciuti, come Evagrio Pontico del IV secolo. Per dire che cosa? Lo abbiamo chiesto ad uno degli autori, Alessandro Gnocchi.
Come il mite può sopravvivere in una società dominata spesso dai lupi?
«Abbiamo scritto questo libro perché il mite ci sembra il grande assente dei nostri tempi, mentre avremmo tanto bisogno di uomini buoni. Oggi tutto viene presentato come bottino a disposizione di chi sia disposto a mostrare denti più lunghi degli altri. In realtà, le persone buone si incontrano e, se facciamo attenzione, le vediamo nella nostra vita. Si fatica a individuarle, perché non fanno clamore e fanno il bene in silenzio
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Mauro Faverzani

