Fontana: il suo fondamento è oggettivo ed è alla base del conoscere
«Quid est veritas?», cos’è la verità? Fu questa la domanda che Ponzio Pilato pose a Gesù durante l’interrogatorio cui lo sottopose. E quella stessa domanda, oggi come allora, risuona ancora in cerca di una risposta. Il libro Verità o interpretazione , recentemente edito da Fede&Cultura, ripropone l’interrogativo. Ne parliamo con l’autore, Stefano Fontana, direttore dell’Osservatorio Internazionale “Card. Van Thuân”.
Professor Fontana, esiste un “a priori” nella filosofia e nella vita?
«L’espressione “a priori” è molto ambigua, perché risente dell’accezione soggettivistica moderna ed è il caso di adoperarla solo in questo senso. Il realismo filosofico classico-cristiano (San Tommaso soprattutto), molto diverso dall’impostazione moderna, affida il compito di fondamento della filosofia e della vita all’essere. Quando la nostra intelligenza si apre, incontra immediatamente la realtà, perché solo l’essere è conoscibile, ciò che non è non si può conoscere.
Se si vede, si vede la luce; se si sente, si sente il suono. Non può che essere così. Il fondamento della verità, quindi non è soggettivo, ma oggettivo ed esiste una filosofia naturale dello spirito umano (quindi spontanea in tutti gli uomini, se non viene rovinata), che si chiama “realismo” e che fa da fondamento al nostro conoscere, al nostro volere, al nostro vivere»...

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Mauro Faverzani

