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Se questa non è architettura...

[foto Eugenio Bettinelli]

“Sospeso nel moto con addebito di vuoto”. Nella mostra in San Carlo a Cremona tutto è predisposto per farci sentire partecipi: il suono, le immagini e il movimento

Scriveva Daria Loi nel 1994 in un interessantissimo e lungimirante studio: “Schafer ha fortemente sottolineato la necessità di una nuova cultura basata sul riconoscimento dell’udito in quanto importante mezzo di correlazione uomo-mondo, ipotizzando anche la nascita di un designer sonoro in grado di migliorare la qualità di vita attraverso l’uso intelligente del suono nella progettazione.
Si vuole rivalutare il senso dell’udito, troppo a lungo sottovalutato ed inutilizzato, considerandolo come possibile mezzo di creazione della forma.
Il tentativo è quello di attribuire alla forma valenze che possano permettere una maggiore riconoscibiltà dell’oggetto da parte di chi lo utilizza.
Questa riconoscibilità uomo-oggetto diviene immediata se si è di fronte ad un metodo di analisi e di progettazione della forma che viene determinato in sostanza dalle caratteristiche stesse dell’uomo, ovvero i sensi.” (“la Musica delle cose. Interrelazioni tra la generazione delle forme e la generazione del suono”. Tesi di laurea al Politecnico di Milano – Facoltà di Architettura. Relatore prof. Eugenio Bettinelli; correlatore prof. Goffredo Haus)
Entriamo ampiamente in questi temi, poco consueti e apparentemente difficili, per rapportarci alla – letteralmente – emozionante performance che ha avuto luogo in San Carlo il 21 marzo di quest’anno, dal titolo Sospeso nel moto con addebito di vuoto, progettata e messa in opera da Guglielmo Castelli e Fabio Cherstich.
Siamo nel variegato ambito dell’arte contemporanea, che ha mille tendenze spesso momenti espressivi dell’innovazione tecnologica o delle condizioni che detta. Ma in questo caso l’integrazione performance/mostra riesce a stupirci. È tutto talmente legato alle tecniche espressive tradizionali che sul momento ci si trova spiazzati, si cerca di capire il trucco dov’è. Solo passeggiando, guatando, ascoltando ci si scopre quasi attori, tutto è stato preparato per farci sentire partecipi...
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Eugenio Bettinelli
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