Roberto Ambrosini dal 1999 coordina diversi progetti dedicati a questa specie
Guardare il cielo e vedere le sagome delle rondini che, ogni anno ritornano dai luoghi in cui hanno trascorso l’inverno, ci regala una sensazione di allegria e di sollievo: da sempre, infatti, questi uccelli occupano un posto speciale nel nostro cuore.
Per gli antichi il loro arrivo era simbolo dello scorrere e delle ciclicità del tempo e costituiva un riferimento importante per la pianificazione delle varie attività, in particolare, quelle legate all’ agricoltura, come la semina e il raccolto.
Le rondini, uccelli simbolo delle migrazioni, non conoscono confini!
Ma, come stanno le nostre rondini?

Ne parliamo con il prof. Roberto Ambrosini che da anni coordina numerosi progetti su questa specie. Al di là dell’indubbio valore scientifico, i suoi studi hanno contribuito ad aumentare la conoscenza della rondine ( Hirundo rustica ) e, di conseguenza, il senso di rispetto e sensibilizzazione nei confronti di questi uccelli.
Come ha iniziato la sua ricerca?
«Questo studio è iniziato nel 1999. Ero appena laureato e il Parco Adda Sud aveva indetto un bando per progetti e ricerche legati alla biodiversità. In particolare, l’attività era rivolta al censimento delle rondini. Attraverso il progetto che ho presentato ho vinto il bando: da lì, ho iniziato...
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Maria Cristina Bertonazzi

