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Ridere dei vizi (altrui)
Emilio Solfrizzi e Irene Ferri in “L’Anatra all’Arancia” andata in scena al teatro “Ponchielli”
Tutti bravi in “L’Anatra all’Arancia”. Solfrizzi “gigioneggia” un po’ troppo
Quant’è lontano il tempo in cui, all’epoca giovanissimo, iniziava a mostrare al pubblico italiano - nemmeno troppo timidamente, tra l’altro - il proprio volto, imponendosi all’attenzione collettiva come uno tra gli artisti di migliore prospettiva. Dopo oltre trent’anni e dopo decine di buone performance (tanto sul piccolo quanto sul grande schermo), ecco che Emilio Solfrizzi è giunto a calcare con sicurezza le assi del palcoscenico intrepretando il ruolo che, in quella versione che fu resa celeberrima da una delle più riuscite pellicole di Luciano Salce, Ugo Tognazzi trasformò in una sorta d’indimenticabile “icona”. Diretta da Claudio “Greg” Gregori, “L’Anatra all’Arancia” (proposta al teatro “Ponchielli” nei giorni passati) è una pièce che non cede allo scorrere impietoso del tempo: un feuilleton di grande classicità, siglato con intelligenza da William Douglas-Home (e adattato per la platea francese da Marc-Gilbert Sauvajon) per soddisfare i gusti del pubblico più composito...
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Fabio Canesi