Valentina Rodini, Dall’oro olimpico a Tokyo nel 2021 alla “nuova vita”. Ora fa parte della Giunta del Coni e del Consiglio nazionale della FIC
Nello sport arriva sempre il momento di scegliere, di decidere di lasciare, magari senza scrivere la parola fine, ma avviando un periodo di cambiamento, di maturità, per mettere a frutto quello che impegno, sudore e medaglie hanno costruito la persona. È una fase che per Valentina Rodini, oro olimpico nel canottaggio a Tokyo, è arrivata, per certi versi, in modo doloroso, ma che ha affrontato con quella lucidità che appartiene a chi ha vissuto davvero l’agonismo fino in fondo.
I problemi fisici e la conseguente mancata qualificazione a Parigi 2024 hanno segnato per lei non la fine di un sogno, ma di un nuovo inizio. Invitata a partecipare ai Giochi francesi come Ambassador del Coni su proposta dello stesso Malagò, la cremonese ha affrontato l’esperienza come una nuova sfida, con la stessa energia con cui affonda i remi in acqua ogni volta che si trova a battagliare in un campo gara.
«Arrivi ad un certo punto in cui o fai l’atleta olimpico o fai altro. Io faccio ancora gare, ma di un altro livello. Non si può pretendere di lavorare e continuare ad essere un atleta olimpico, perché sport come il canottaggio o li fai H24 oppure non ce la fai. Non è fisicamente possibile fare sei ore al giorno di allenamento e poi essere da un’altra parte per lavorare».
Ma lo sport non è uscito dalla sua vita, ha solo cambiato forma: «Mi alleno ancora e per il livello che ho riesco a farlo. Mi piace e non è inconciliabile con il lavoro, ma non è più sport olimpico».
Le sue giornate sono intense e scandite con la stessa disciplina di prima: «Mattinata al lavoro nella sede del Coni a Roma. Poi una pausa che non è mai davvero pausa, due volte a settimana vado a timonare al Circolo Tre Ponti di Roma. Nel pomeriggio torno al Coni e poi sfrutto una o due ore per la Federazione Italiana Canottaggio. Verso le 19, allenamento vero e proprio all’Aniene...
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Maria Cristina Coppola

