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La falegnameria in carcere. Il volontario: sistemati anche gli infissi della Casa dell’Accoglienza
«Quelle fioriere in città, le abbiamo fatte noi!»
Falegnameria all'interno del carcere di Cremona
Ora, sarebbe bello riuscire a organizzare una mostra
Si può dire che della falegnameria del carcere di Ca’ del Ferro, Maurizio Lanfranchi conosca ogni dettaglio. Volontario da prima che scoppiasse il Covid, è poi tornato appena passata l’emergenza vedendo passare, tra le mura di questa stessa falegnameria, almeno una ventina di detenuti che sono riusciti a perfezionare al meglio capacità e competenze.
Nella vita – spiega Lanfranchi, che oltre a essere volontario in carcere è anche presidente di MedeA, Medicina e Arte Odv – mi sono occupato di meccanica, ma la falegnameria è sempre stata una mia grande passione: ho anche un mio laboratorio». Infatti, dice, «Sono stato io, per esempio, a realizzare i mobili della casa di montagna».

«Ma anche nella falegnameria del carcere – sottolinea – negli anni sono stati fatti numerosi progressi; e anche i ragazzi che si sono succeduti hanno dimostrato grande passione: così siamo riusciti a fare diversi lavori anche per l’esterno. Infatti, quando c’è tanto da fare, mi capita di andare in carcere anche tutti i giorni, ora, invece, in questi mesi estivi l’attività si è un po’ ridotta».
Per esempio, quali lavori?
«Abbiamo restaurato porte e finestre e anche i tavoli della Casa dell’accoglienza. Per il Comune abbiamo realizzato le bacheche degli orti sociali, e poi ancora panchine e fioriere. Ci siamo occupati anche di alcuni lavoretti di sistemazione dei mobili delle celle del carcere. Ai detenuti che si sono fermati di più, ho insegnato a fare gli incastri e a incollare i diversi materiali:chissà che quello che hanno imparato non possa tornare...
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Carla Parmigiani