L’ennesima iniziativa inquinata dalla politica: perché non estenderla a tutti?
“Teatri condominiali” è un termine che sa di restaurazione, fa venire in mente Napoleone III e quell’epoca lì. Oltretutto accosta una cosa bella – i teatri – a una realtà – i condomìni – che viceversa fa pensare alle assemblee condominiali, con tutte le beghe che portano con sé, specie in questi tempi in cui il confronto sfocia quasi sempre nelle scontro. Ma la politica, si sa, è sempre pronta a stupirci e soprattutto a fornirci materiale per questa rubrica, anche quando la pagina è bianca e manca una settimana alle ferie. Per venire al dunque, il 27 luglio le principali agenzie di stampa hanno dato notizia che i Teatri Condominiali dell’Italia centrale sono stati iscritti nella Lista del Patrimonio mondiale dell’Unesco.
Detta così sembra una notizia molto positiva visto che porta a 62 il numero dei siti italiani iscritti nella Lista Unesco, consolidando il primato dell’Italia per numero di beni riconosciuti. Ma dicevo della politica: l’iniziativa è stata infatti promossa dal Presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli, in collaborazione con il Ministero della Cultura, che ha presentato un elenco di soli dieci teatri, definiti appunto “condominiali”: Teatro Angelo Mariani di Sant’Agata Feltria, Teatro Pergolesi di Jesi, Teatro Ventidio Basso di Ascoli Piceno, Teatro Serpente Aureo di Offida, Teatro dell’Aquila di Fermo, Teatro Lauro Rossi di Macerata, Teatro Feronia...
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Roberto Codazzi

