Un disco sobrio ma incisivo
Con Blizzard, Dove Ellis arriva all’esordio discografico con un lavoro che colpisce per lucidità e controllo espressivo, qualità che raramente si associano a un primo album. Il disco si muove tra suggestioni indie folk e arrangiamenti di matrice chamber pop, ma lo fa con uno spirito inquieto, evitando formule riconoscibili e scegliendo piuttosto la via della sottrazione e della ricerca. Le canzoni sono costruite su un tessuto sonoro raffinato, dove archi, fiati e strumenti acustici dialogano con naturalezza, senza mai sovrastarsi. La produzione privilegia la trasparenza e lascia emergere una voce che non cerca l’effetto immediato, ma lavora per sfumature, trasformandosi nel filo conduttore dell’intero racconto...
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Lorenzo Costa

