

L'altro violino
Le canzoni non vanno censurate ma quelle di TonyPitony sono oscene
TonyPitony: la sua partecipazione al Tanta Robba Festival ha scatenato numerose polemiche in città
È questa l’unica discriminante: rappresentano, forse, un’espressione artistica?
Inutile dire che stiamo vivendo un momento un po’ complicato. A parte il cambiamento climatico che rende rischioso uscire di casa anche nella nostra Cremona, dove fino a qualche tempo fa il pericolo maggiore era la puntura di una zanzara, c’è il rischio di essere malmenati da qualcuno a cui non hai detto neanche “bef”, oppure nella migliore delle ipotesi di incontrare tra le corsie del supermercato personaggi tipo Travis Bickle di Taxi Driver che ti chiedono “Stai parlando con me?”, e non credo allo scopo di emulare la bravura recitativa di Robert De Niro. Speriamo passi in fretta. Un momento la cui stranezza si traduce anche in comportamenti contraddittori da parte di soggetti che per una vita hanno portato avanti una linea e poi all’improvviso sostengono il contrario, e non credo dipenda dal famoso detto dello scrittore James Russell Lowell secondo cui “solo i morti e gli stupidi non cambiano mai opinione”. In particolare mi riferisco a Giulio Rapetti, in arte Mogol, che dopo essere stato tra gli autori più censurati nella storia della canzone italiana (anche perché metà delle canzoni le ha scritte lui, come ben sanno alla SIAE...), ora paradossalmente si erge a censore. Il poeta di capolavori come Emozioni e I giardini di marzo chiede infatti di comminare multe a coloro che scrivono testi sessisti o che offendono le donne, riferendosi in particolare a Tony Effe o ad autori di questa schiera. Detta così potrebbe sembrare anche una richiesta legittima, visti i tempi, se non fosse che...
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Roberto Codazzi