

Cultura & Spettacoli
Felici rimandi tra due mondi
Andrea Lucchesini [©Musacchio, Ianniello e Pasqualini]
Applaudito recital di Lucchesini, interprete in Auditorium di Berio, Scarlatti e Chopin
Si dice spesso: il tempo di una canzone. Che poi sono quei tre-quattro minuti, la durata di questa forma espressiva. Roberto Codazzi, direttore artistico dello StradivariFestival, apre l’ultima serata dedicata al pianoforte che vedeva protagonista Andrea Lucchesini, con questa riflessione; e con un pensiero per Gino Paoli, protagonista di un concerto, nel maggio del 2019, nel cartellone di Cremona Jazz. Mercoledì sera, per coincidenza, era anche il giorno in cui si ricordava il compleanno di Mina.
«Cosa c’entrano questi campioni della pop music - prosegue - con Scarlatti, Berio e Chopin? La stagione pianistica ha dato spazio, nei concerti precedenti, alle grandi sonate di Beethoven. Questa sera si celebra invece la forma breve».
Domanda, quindi, tutt’altro che oziosa: la sintesi è una limitazione o è in grado di raccontare le stesse cose espresse attraverso divine lunghezze?
«In alcuni giorni della nostra vita - conclude Codazzi - le pochissime battute dei Preludi in La maggiore o in Do maggiore di Chopin possono suscitare le stesse emozioni delle duemilacinquecento della Nona Sinfonia di Beethoven. Accade così anche con la tavoletta di Antonello da Messina, quindici per venti centimetri, acquistata recentemente dallo Stato: è capace di comunicarci le stesse emozioni dei venticinque metri del Paradiso di Tintoretto, nel Palazzo Ducale di Venezia...
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Stefano Frati