Sarius, in provincia di Udine: il borgo, oggi più accessibile, si è aperto a un turismo lento
Arrivare a Sauris corrisponde a un lento scivolare fuori dal tempo. Quando le montagne della Carnia iniziano a sciogliere la neve e i boschi si riempiono di luce nuova, Sauris si ridesta con discrezione, come un segreto custodito tra le vette. Il lago riflette un azzurro limpido e i prati, ancora umidi, respirano primavera. Qui ogni cosa sembra sospesa tra silenzio e rinascita, tra il profumo del legno e il canto dell’acqua. E ciò che appare remoto diventa improvvisamente vicino, quasi necessario.
Caratterizzato da un isolamento geografico che ne ha preservato l’identità, Sauris nasce nel XIII secolo da coloni di origine germanica. Ancora oggi la lingua saurana – un antico dialetto bavarese – riecheggia tra le case, testimoniando una storia fatta di migrazioni e resistenza. Il borgo si sviluppa su due nuclei principali, Sauris di Sopra e Sauris di Sotto, entrambi affacciati su panorami che si aprono senza fretta.
Sauris cresce tra pascoli e foreste, modellato dal lavoro dell’uomo e dal ritmo delle stagioni. Le sue architetture in legno e pietra raccontano una vita semplice ma tenace, fatta di agricoltura, allevamento e artigianato. Nel tempo, pur rimanendo appartato, il borgo ha accolto influenze diverse, senza mai perdere la propria anima. Qui ogni tradizione è ancora viva: nei tetti spioventi, nei fienili, nelle feste popolari. A segnare una svolta per Sauris è stata (...).

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Claudia Cabrini

