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«Disordinata e selvatica. La natura... così com’è»
Agnese Galiotto, “Migratori”, l’inanellamento degli uccelli; immagine dal film [foto per gentile concessione dell’artista]
Agnese Galiotto, pittrice e regista. Dalle Alpi agli uccelli migratori passando per un pino silvestre
L’articolo di Anna Vera Teixeira, pubblicato qualche settimana fa su Mondo Padano, segnalava la proiezione del film “Migratori”, dell’artista e regista Agnese Galiotto, presso il Cinema Filo di Cremona.
Il film, prodotto da GAMeC, “Galleria di arte moderna e contemporanea di Bergamo” è inserito nel programma “Pensare come una montagna” e si avvale del supporto scientifico di Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) e del MUSE (Museo delle Scienze di Trento).
L’evento, organizzato dalla Galleria d’Arte Triangolo di Cremona, ha rappresento un momento interessante ed istruttivo perché, ha permesso di avvicinarci allo straordinario fenomeno della migrazione, attraverso il linguaggio dell’arte.
Nel film “Migratori”, Agnese “incanala” le sue emozioni e, raccogliendo immagini e suoni della natura, ci accompagna, in punta di piedi, nel mondo dei ricercatori che, con passione e delicatezza utilizzano le tecniche di inanellamento, per studiare oltre ai percorsi migratori, la biologia, il comportamento e i molti aspetti legati all’ecologia di numerose specie di uccelli.
Ad ogni uccello, fermato e catturato con reti apposite, viene applicato un piccolo anello metallico attorno a una zampa; ogni anello ha un codice di riferimento che consente di identificare in modo univoco quell’esemplare, soprattutto se, in futuro, venisse nuovamente catturato.
Gli uccelli sono rilasciati subito dopo aver verificato la specie di appartenenza, l’età, il sesso, la lunghezza delle ali e il peso.
I dati raccolti attraverso questa ed altre indagini, aiutano gli studiosi a ricostruire i viaggi e la storia dei singoli esemplari inanellati, a valutare il loro stato di salute e a delineare le caratteristiche di ciascuna popolazione: tutto questo per rilevare e comprendere eventuali minacce, ai fini della loro tutela.

Ho incontrato Agnese Galiotto dopo la proiezione del film: mi hanno colpito l’entusiasmo e la sensibilità con cui, attraverso la sua arte, racconta l’ambiente e il legame con il territorio; un legame profondo fatto di sensazioni, ricordi ed esperienze personali.
Cosa l’ha indotta a realizzare questo film?
«L’idea di montagna come spazio di confine. Abito in una zona montana e ho sempre vissuto la montagna come un ostacolo da attraversare...
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Maria Cristina Bertonazzi