Rubriche

Cremona, dalla finestra

Dalla finestra del Palazzo Comunale [foto Eugenio Bettinelli]

Emozioni e vita quotidiana. In questi spazi di vitale diversità, gli oggetti diventano personaggi e raccontano storie

Anni fa scrivevo di una gazza che vedevo da una finestrella del Pronto soccorso. Oggi in una analoga situazione a suscitare qualche curiosità è una grande gru, che all’alba e al tramonto taglia il rosso che dal basso raggiunge le nuvole, qualche volta con dei panorami da “sturm und drang”. Ma questa volta non è un uccello, bensì una alta torre meccanica con un lunghissimo braccio di cui dal letto non vedo la fine.
Confesso che non riconosco pienamente il tessuto urbano con le sagome che si pronunciano oltre i rami; intravedo qualcosa che potrebbe essere il timpano della facciata di una chiesa, ma non so quale sia.
Veduta attraverso Rodi [foto Eugenio Bettinelli]
Veduta attraverso Rodi [foto Eugenio Bettinelli]
Non è straordinario ma sicuramente curioso come la posizione del corpo, per lo più sdraiato, e il vuoto che in qualche modo si crea nella mente costituiscono un rapporto con il paesaggio, strano e ricco di emozioni per qualche scorcio o qualche colore, con una vorace curiosità che si attacca a inconsueti dettagli, quei particolari che passando per strada assolutamente ignori.
Gli studiosi han sempre detto che estetica altro non è che la sintesi di emozioni, e proprio per questo è la situazione psicologica che ne fissa nuove regole, che trasforma l’ovvio o il banale o anche il brutto in emozioni che possono arrivare a commuovere. Ed è assolutamente relativa non riguarda solo un “bello” ugualmente sancito per tutti, è una lentissima rivoluzione o un’istantanea sensazione che il più delle volte non si riesce a fermare.
Così nell’interno della tua camera: tutti gli oggetti diventano personaggi, raccontano storie. Ci parlo ma ogni tanto la voce, senza suono, è quella di chi mi ha preceduto nello stesso luogo. Aveva capito tutto ciò Le Corbusier quando tentava il suo progetto dell’Ospedale di Venezia, in una logica di umanizzazione che non venne mai veramente compresa. E quarant’anni prima anche Alvar Aalto nel Sanatorio di Paimio aveva virato una galera percettiva in un mutevole rapporto interno/esterno, che consentiva al degente di partecipare allo scorrere della vita...
Piazza Cavour nel 1939 [foto Archivio Fazioli]
Piazza Cavour nel 1939 [foto Archivio Fazioli]
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Eugenio Bettinelli
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