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Chalamet e le lezioni cremasche al pianoforte con il Maestro Solci
Roberto Solci, compositore cremonese e l’attore Timothée Chalamet ai tempi di “Chiamami col tuo nome”, il film di Luca Guadagnino
Chissà se già allora non gradiva opera e balletto, come ha dichiarato di recente
La Legge del Contrappasso è il principio di giustizia divina che nella Divina Commedia di Dante regola le pene cui sono condannati i dannati dell’Inferno e i penitenti del Purgatorio, attraverso una corrispondenza per analogia (cioè la pena è simile al peccato, ad esempio i lussuriosi, che in vita si sono lasciati travolgere e dominare dalla passione carnale e dai desideri incontrollati, ora sono trascinati da una bufera incessante) o per contrasto (cioè la pena è l’opposto del peccato, ad esempio gli ignavi che in vita non presero mai una posizione, ora sono costretti a correre eternamente dietro a un’insegna, senza mai fermarsi). Qualcosa del genere è capitato al “povero” Timothée Chalamet, enfant prodige di Hollywood a cui sembra andare tutte storto da quando in un incontro pubblico ha fatto delle affermazioni che hanno scatenato un putiferio. Era il 21 febbraio, all’Università del Texas ad Austin. Chalamet sedeva accanto a Matthew McConaughey – che interpretava suo padre in Interstellar di Christopher Nolan – per una chiacchierata organizzata da Cnn e Variety. Si parlava di futuro del cinema, di sale che si svuotano, di streaming che avanza. Dopo aver parlato di cinema, a un certo punto Chalamet si è lasciato andare a questa dichiarazione: “Non voglio lavorare nel balletto o nell’opera, dove devi andare in giro a dire: ‘Ehi, tenete viva questa cosa’, anche se a nessuno importa più”...
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Roberto Codazzi