Dicono che nessuno muoia mai davvero, a patto che il suo ricordo riesca a radicarsi nella mente e nel cuore di chi gli ha voluto bene. Migliaia di appassionati di fumetti (Western e d’Avventura), oggi, piangono Sergio Tarquinio: il Maestro cremonese è scomparso appena qualche giorno fa, lasciando un’indelebile traccia nell’àmbito dell’Arte (tra Pittura, Fumetto e Incisione). Mai banale a parole, riservato quel tanto che bastava a proteggere la sfera privata, Sergio se n’è andato esattamente tre mesi dopo avere soffiato sopra una torta decorata da ben cento candeline: un traguardo di enorme prestigio, che anche “Mondo Padano” ha voluto celebrare riservando un ampio dossier circa la sua formidabile carriera artistica. Grande amico del Centro Fumetto “Andrea Pazienza”, noi tutti ricorderemo Tarquinio per la sua capacità di regalare sogni con il pennello e con la matita fra le mani: ci ha fatto conoscere personaggi di rilievo come il Giudice Bean (che vide Sergio Bonelli nelle vesti di sceneggiatore), ci ha fatto appassionare al mondo della Frontiera grazie alla collana “Storia del West” (lavorando sui testi del sodale Gino D’Antonio), ci ha avvicinato alla poesia di un anti-eroe mai dimenticato come Ken Parker (la splendida saga pensata dal geniale Giancarlo Berardi)... È confortante pensare che, ora, Sergio continui a disegnare al fianco di chi, in sua compagnia nell’Argentina degli anni Quaranta e Cinquanta, stava per intraprendere una carriera quantomai luminosa: Guglielmo Letteri, Alberto Ongaro e — soprattutto — l’immenso Hugo Pratt. A Tarquinio sopravvive la sua Arte, esattamente come succede ai Maestri più acclamati. Proprio Ken Parker gli renderebbe senz’altro omaggio così: so long, Sergio!
Fabio Canesi

