Parla Valentina Tropiano, educatrice della cooperativa Cosper: «Lavorando, abbiamo potuto conoscerci di più»
Ha fatto davvero centro l’ambizioso progetto «Ci Sto? Affare Fatica!», promosso dalla cooperativa Cosper assieme ai Comuni di Cremona, Castelleone, Grontardo e Castelvetro Piacentino.
L’iniziativa ha coinvolto dal 22 giugno al 7 agosto ragazzi di età compresa tra i 14 ed i 19 anni, chiamati ad impegnarsi concretamente in lavori manuali al servizio del bene comune: a Cremona 73 gli iscritti e 53 i presenti, tutti guidati da un tutor, mediamente tra i 20 ed i 25 anni, e da un «handyman» ovvero un volontario adulto, spesso anche avanti negli anni, chiamato come esperto. Questo ha permesso non solo di sviluppare la capacità di fare gruppo e di lavorare tutti assieme, ma anche di promuovere un importante dialogo intergenerazionale.
Valentina Tropiano è educatrice professionale presso la cooperativa Cosper: ha seguito molti dei ragazzi coinvolti nel progetto, intervenendo alla ciclabile di via del Bosco, al Maristella, a Borgo Loreto, oltre a due settimane a Castelvetro Piacentino: «Abbiamo lavorato insieme, abbiamo parlato, ci siamo divertiti per quattro ore al giorno, dal lunedì al venerdì dalle 8,30 alle 12.30, tra l’altro sotto un sole cocente e con un’afa soffocante – ci racconta - abbiamo dovuto, ad esempio, scrostare e riverniciare con motivi naturali le staccionate della ciclabile di via del Bosco: è costato fatica, ma è stato bello. Anche a Castelvetro Piacentino abbiamo dipinto giochi a terra, come campana, bersaglio, serpentone, in un ampio piazzale antistante la scuola elementare, lo stesso a Borgo Loreto, tra l’altro… “sperimentando” i giochi una volta terminati».
A coronamento dell’impegno profuso, a tutti i partecipanti è stato rilasciato l’attestato di partecipazione, per qualcuno utile anche ai fini dei crediti scolastici.
Quindi, Valentina, com’è andata l’iniziativa? Facciamo un bilancio…
«È stata una bellissima esperienza, molto entusiasmante per tutti. Innanzi tutto, è importante il fatto che i ragazzi si siano iscritti volontariamente a questo progetto: ciò rappresenta una presa di coscienza significativa, perché è indice di un loro desiderio di fare e di sperimentare. Tra loro non necessariamente si conoscevano, per cui hanno creato gruppo lavorando insieme e questo è un modo di socializzare molto sano ed equilibrato, un modo che, tra l’altro, consente all’educatore di mettere in campo tutti gli strumenti che ha a disposizione con una risposta veramente alta da parte dei ragazzi, all’insegna della spontaneità e della condivisione».
(...)

LEGGI IL SERVIZIO COMPLETO SULL’EDIZIONE DI MONDO PADANO IN EDICOLA FINO AL 10 SETTEMBRE OPPURE ABBONANDOTI SU WWW.MONDOPADANO.IT
Mauro Faverzani


