Focus
L’esperto - Gabriele Maestri, studioso di diritto pubblico comparato

«Si punta ad avere un vincitore chiaro»

Hand casting a vote in a ballot box, blue background. Democracy and election concept

Criticità: liste bloccate nei collegi e premio, l’elettore non sceglie

Gabriele Maestri, dottore di ricerca in Teoria dello Stato e Istituzioni politiche comparate, è docente a contratto di Diritto dei partiti e comunicazione politica all’Università degli Studi Roma Tre. Studioso di diritto pubblico comparato e di simbologia politica, amministra il sito Isimbolidelladiscordia.it. A lui ci siamo affidati per una analisi tecnica sulla riforma della legge elettorale.
Gabriele Maestri, dottore di ricerca in Teoria dello Stato e Istituzioni politiche comparate
Gabriele Maestri, dottore di ricerca in Teoria dello Stato e Istituzioni politiche comparate
In 30 anni quattro cambi di legge e stiamo discutendo la quinta. A settembre, se sarà ancora in carica, questo governo taglierà il traguardo dell’esecutivo più longevo della storia repubblicana. È proprio necessaria un’altra riforma?
«Le norme attuali hanno alcuni punti critici: non si può scegliere un candidato di collegio uninominale senza votare anche per le liste collegate e viceversa, non ci si può candidare da indipendenti nei collegi uninominali, senza collegarsi a una lista o coalizione. Certi meccanismi, come la distribuzione territoriale dei seggi vinti dalle liste o la possibilità di candidarsi in più collegi, non aiutano poi gli elettori a capire chi eleggono coi loro voti. La riforma invece punta soprattutto ad avere un vincitore chiaro, come parte politica e come figura di guida, e a garantire un governo stabile di legislatura. L’attuale legge elettorale nel 2022 indicò una maggioranza netta, in un quadro con più poli; con due coalizioni quasi equivalenti, invece, quelle norme potrebbero non indicare vincitori chiari, uno scenario che per alcuni va evitato a ogni costo».
C’è dunque uno scontro tra chi vuole la governabilità e chi non la vuole?
«Un pareggio, con la necessità di nuovi accordi dopo il voto, potrebbe favorire partiti perdenti alle elezioni; serve però una riflessione più profonda...
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Cristiano Guarneri
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