Cultura. L’ex ministro Alberto Bonisoli: «Cremona ha la dimensione giusta ma occorre un coordinamento»
E’ nato a Castel d’Ario, ma è cresciuto a Cremona, dove si è diplomato presso il liceo scientifico “Aselli”. Qui il professor Alberto Bonisoli si sente di casa, tant’è vero che, durante l’intervista, non esita a dire: «Noi cremonesi…».
Laureatosi all’Università Bocconi, è stato qui docente di Innovation Management e Vicedirettore della SDA-Scuola di Direzione Aziendale presso lo stesso ateneo. Dal 2012 è stato direttore della NABA-Nuova Accademia di Belle Arti di Milano, poi dal primo giugno 2018 al 5 settembre 2019 ministro dei Beni e delle Attività Culturali nel governo Conte I. Dall’inizio del 2020 è divenuto presidente di Formez PA.
Attualmente dirige il Centro Studi di Federculture, è presidente dell’Accademia di Belle Arti Tiepolo di Udine ed è consulente della Fondazione Pistoletto. Ha dunque tutte le carte in regola per parlare di cultura a Cremona.
Professore, cosa significa fare e promuovere cultura in una realtà di medie dimensioni come quella cremonese?
«Per assurdo, è la dimensione giusta, secondo me. In Italia ci sono grosso modo tre ambiti, in cui fare cultura. Innanzi tutto, le grandi città, con tanta offerta ma in cui è difficile essere visibili: il grande spettacolo, la grande musica, a Milano o a Roma, è difficile che vengano vissuti dalla cittadinanza, è più probabile che attraggano persone da fuori. All’estremo opposto, vi sono territori, in cui, per vincoli geografici o dovuti a difficoltà nei trasporti, è un po’ complicato arrivare. Infine, vi sono città, come Cremona, che hanno, a mio avviso, una dimensione giusta per...
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Mauro Faverzani


