Focus

«Prendete la sedia 
e state dove volete»

Quartiere Porta Romana. Marco Ambrosi: «Riaccendiamo le relazioni con eventi e lettura»

Porta Romana è uscita indenne. O quasi. Le antenne sopra i palazzi – quelle che almeno non sono volate via – fanno un insolito inchino al cielo. L’occhio di chi è in strada non le nota. L’unica traccia visibile della catastrofe di venerdì scorso è il disordine di foglie che ancora ricopre i sentieri del parco, come se un autunno imprevisto fosse piombato sugli alberi impreparati. Il cuore di questo quartiere è piazza IV Novembre, col suo polmone verde e il monumento dedicato ai militari dell’Arma, le panchine di legno e quelle in cemento. La vera catastrofe, però, per questo e qualunque altro spazio urbano, non è la grandine. È l’impoverimento sociale. È il deserto di iniziative e di curiosità, di un guizzo che spezzi l’inedia e porti a incontrare gli altri e la realtà com’è davvero, non come traspare da uno schermo.
Contro questo male, si muove Marco Ambrosi, 58enne residente in via Gaspare Pedone, già titolare col fratello Renato dello storico e conosciutissimo Discoby , negozio di dischi che dal 1995 lascia corso Pietro Vacchelli e arriva in Piazza IV Novembre, diventando poi Discoby Multimedia , con servizio di noleggio cellulari e una crescita del mercato esponenziale. Incontro Marco al Caffè che prende il nome del quartiere, nell’angolo della piazza che costeggia via Genala. Riusciamo a sederci all’esterno, caffè d’orzo per lui, thé caldo per me. Marco indossa una maglietta grigio scura, pantalone blu, occhiali da sole.
«Il mio desiderio è restituire alle persone del quartiere parte di quello che mi hanno dato”, dice. Il motivo della chiacchierata è l’iniziativa promossa per arricchire i giardini di Porta Romana: la cassetta di book crossing inaugurata a maggio dello scorso anno e a cui anche il nostro settimanale aveva dedicato spazio. A Marco va il merito dell’idea e compete la gestione, non così gravosa, della cassetta, iniziativa che rientra nei 21 patti di collaborazione sottoscritti dai cittadini, singoli o associati, con il comune di Cremona. Torniamo a parlarne volentieri, perché curare una città significa anche riattivarne l’anima, non solo abbellirne il “vestito”. Sempre più frequentemente Cremona offre spazi di socialità, di relazione, di approfondimento culturale, ma quasi mai viene ripagata con uno spazio di racconto. Ecco, nel nostro piccolo, vorremmo invertire il trend, anche di pochissimo.
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Massimo Perini (a sinistra) e Marco Ambrosi
Massimo Perini (a sinistra) e Marco Ambrosi
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Cristiano Guarneri
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