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No, per tante ragioni
Modern data center featuring rows of server racks and advanced digital infrastructure, supporting data storage, processing, and networking for technology services.
Data Center. Enrico Duranti, ambientalista: «Sicurezza, salute pubblica, consumo di suolo»
Il possibile Data Center di Pozzaglio ha già acceso il dibattito sul territorio. L’area interessata comprenderebbe gli ex stabilimenti Vivi Bike e Silago, più 200mila metri quadrati di terreni agricoli. Tra le prime voci critiche si è levata quella di Enrico Duranti, originario di Soncino, attivista ambientale ed ex consigliere comunale di Sergnano, tra i firmatari della diffida del 16 luglio sul progetto di Data Center Green 1.
Duranti, quali sono le principali criticità legate alla realizzazione di un grande Data Center?
«La questione energetica è quella che più mi ha avvicinato al tema. Sono strutture energivore che pongono un problema di pianificazione nazionale: bisognerebbe innanzitutto esplicitare da dove dovrebbe arrivare l’energia necessaria ad alimentarle. A questo si aggiunge la questione climatica: se alimentare i data center compromettesse i piani di transizione, si creerebbe un problema serio. Sul consumo d’acqua bisogna fare chiarezza: dipende dal sistema di raffreddamento adottato. In alcuni progetti, come quelli legati ad Amazon e Microsoft, vengono previsti sistemi di raffreddamento ad aria fino a determinate temperature, oltre le quali entra in gioco l'acqua. Se adoperi questo modello, però, il sistema richiede più energia elettrica. Un'opera come quella di Pozzaglio, inoltre, andrebbe a incidere parecchio sul consumo di suolo; bisogna tenere conto anche degli aspetti legati alla sicurezza e salute pubblica, in particolare riguardo ai generatori di emergenza e ciò che succederebbe qualora questi strumenti entrassero in funzione. Non va sottovalutato nemmeno l'impatto microclimatico. Queste strutture producono e disperdono una tale quantità di calore da modificare il microclima locale producendo problemi di carattere sanitario, oltre ai danni all’agricoltura; ciò si tradurrebbe, quindi, in conseguenze sociali ed economiche. Da ultimo, queste aziende hanno un tasso occupazionale bassissimo».
La Lombardia è stata la prima regione a normare, tramite la legge 11/2026, la costruzione di Data Center. Riprendo il suo spunto: da dove verrebbe presa l’energia se anche solo una buona parte delle numerose richieste attualmente in sospeso venisse accolta?
«Intanto, dubito che tutti i progetti andranno in porto. Bisogna chiedersi quanto può andare a incidere il settore sul fabbisogno energetico nazionale, che è stimabile tra il 10 e il 15% nei prossimi 15 anni. Difficilmente le rinnovabili riusciranno a sopportare il carico. soprattutto, se una quota rilevante della nuova produzione rinnovabile venisse destinata ai Data Center, bisogna chiedersi quali altre esigenze verrebbero inevitabilmente sacrificate o rinviate».
Il nucleare potrebbe rappresentare un’alternativa?
«Non è da escludere. Alcuni analisti, oltre che i proponenti stessi, la spacciano come possibile fonte energetica idonea a questo scopo. Rimane, però, un dato: a oggi non c’è una strategia energetica complessiva, non si sa come verranno alimentate queste opere, manca una pianificazione».
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Francesco Gamba