

Focus
«La forza della rete». Ma la politica faccia scelte per cambiare il sistema
Davide Longhi è anche vice presi-dente della cooperativa Nazareth e coordina-tore operati-vo del progetto Restart
Davide Longhi, presidente del Consorzio Sol.Co.: «Enti pubblici e del Terzo Settore, insieme per il carcere»
«Il terzo settore e il pubblico, insieme al carcere, si stanno impegnando tanto, ma se il sistema nazionale di giustizia non ha la forza di ripensarsi, questi sforzi vengono di fatto depotenziati. L’apparato educativo del carcere è numericamente la metà di quello che dovrebbe essere. Se teniamo conto del sovraffollamento, questo indicatore si abbassa ulteriormente. Anche gli agenti di polizia penitenziaria mancano di decine di unità. Molti detenuti hanno commesso reati minori, spesso innescati da meccanismi di ingiustizia sociale, e si trovano in una condizione detentiva che per le condizioni minime di vivibilità crea un effetto contrario al dettame costituzionale dell’articolo 27, ovvero la rieducazione e la gestione della pena che non può consistere in trattamenti contrari al senso di umanità. La realtà ci dice che se un detenuto non svolge attività, in particolare formative e lavorative, ha alta probabilità di recidiva del reato una volta uscito. In un contesto di attività socio educative, si riduce questa probabilità, tendendo allo zero. Dobbiamo tutti lavorare perché si creino le condizioni per le quali sempre più persone possano partecipare ad attività espressive, formative, professionalizzanti».
A dirlo è Davide Longhi, presidente del consorzio Sol.Co. Cremona, che ha al suo interno diverse cooperative che lavorano in sinergia con il carcere. Longhi è anche vice presidente della Cooperativa Nazareth, coordinatore operativo del progetto Restart che ha come capofila il Comune di Cremona. La Cooperativa Nazareth ha un’unità produttiva all’interno del carcere: “I buoni di Ca’ de Ferro”, laboratorio di trasformazione alimentare dei prodotti dell’azienda agricola Rigenera. «Abbiamo sostenuto la visita in carcere del 14 luglio grazie alla nostra appartenenza a Confcooeperative Federsolidarietà e alla rete del CNCA a cui apparteniamo. L’incontro ci ha dato molti rimandi. Vi sono tanti elementi negativi che è giusto sottolineare: su tutte le condizioni della detenzione attuale, quelle logistiche, la carenza di risorse, materiali e professionali. Evidenziamo però anche una serie di reti composte da enti pubblici e terzo settore che stanno facendo tanto per il carcere. La spinta motivazionale della rete che sta cercando di lavorare per facilitare l’inserimento socio educativo, rischia di essere depotenziata, come ho già sottolineato, se non si lavora sul carcere a livello di sistema. Possiamo impegnarci in attività intramurarie, su aspetti educativi, formativi e lavorativi, ma se la persona vive in una situazione di sovraffollamento, che non facilita il riposo, che appesantisce le situazioni legate alle temperature estive, che non facilita la cura delle proprie fragilità sanitarie, emotive, psicologiche, c’è il rischio allora che tutto lo sforzo venga meno».
Quali gli altri punti critici secondo lei?
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Emilio Croci
