Francesca Romagnoli. L’assessore a Quartieri e Reti di Comunità: «Coniughiamo il decoro urbano con i momenti di socialità»
«Fosse per me, proporrei il progetto “Ci Sto? Affare Fatica!” tutto l’anno o, per lo meno, nei periodi in cui i ragazzi sono a casa da scuola»: Francesca Romagnoli, vicesindaco ed assessore a Quartieri e Reti di Comunità, non nasconde il fatto d’esser a dir poco entusiasta dell’iniziativa, che ha tenuto impegnati in attività di cittadinanza attiva una cinquantina di giovani dal lunedì al venerdì, per cinque settimane in cinque quartieri diversi della città, in particolare nelle zone Giordano-Cadore, Maristella, Borgo Loreto, Boschetto, Battaglione-Bagnara.
Certo, il progetto fa direttamente capo alla cooperativa Cosper, che ha studiato le attività da svolgere e messo a disposizione i propri educatori, ma il Comune di Cremona ha dato un sostegno importante, non solo in termini economici, ma anche coinvolgendo diversi Quartieri. In più, i ragazzi partecipanti hanno ricevuto un “buono fatica” da 50 euro, da utilizzare per spese alimentari, abbigliamento, testi scolastici, sport e tempo libero; ed anche i tutor hanno ricevuto un “buono fatica”, in questo caso del valore di 100 euro
Assessore, quanto ha investito l’amministrazione comunale in questo progetto?
«Circa 11.500 euro, ma sono ben spesi, perché quest’iniziativa negli anni ha saputo coinvolgere durante l’estate centinaia di ragazze e ragazzi delle scuole superiori in un’esperienza di lavoro manuale, sviluppando attività con una ricaduta pubblica, attività che non solo contribuiscono concretamente a migliorare parchi, giardini e spazi pubblici, ma offrono anche l’opportunità di far sperimentare il valore dell’impegno, della collaborazione e della responsabilità verso la comunità. Non si tratta, insomma, di fare solo rigenerazione urbana, bensì di farla coinvolgendo i giovani - maschi e femmine e di tutte le etnie -, insegnando loro a “prendersi cura”. Esperienze come questa, perciò, sono particolarmente importanti, perché aiutano a rafforzare il senso di appartenenza alla propria città e donano la consapevolezza di poter ciascuno offrire un contributo positivo al bene comune. L’obiettivo è, quindi, quello di coniugare il decoro urbano a momenti di socialità, assicurando anche un discorso intergenerazionale: negli ultimi due anni, ad esempio, sono stati “reclutati” membri dei Comitati di Quartiere, spesso persone in pensione che si coinvolgono per poter esser di aiuto. Insomma, tutte queste occasioni sono preziose per conoscersi, stringere nuove amicizie e costruire relazioni significative, alimentando quella dimensione comunitaria, che rende una città più accogliente, coesa e capace di prendersi cura di sé stessa».
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Mauro Faverzani

