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«Il fallimento? Non è la fine di tutto»
Marco Crepaldi è psicologo sociale, divulgatore scientifico e fondatore dell’associa-zione Hikikomori Italia ETS che si occupa di ritiro sociale
Marco Crepaldi. Ha fondato l’associazione Hikikomori Italia Ets: «Normalizzare le difficoltà e il fatto di rimanere indietro»
Se da un lato l’università rappresenta per i giovani una possibilità di crescita e di costruzione del proprio futuro, dall’altro per alcuni può diventare una fonte di ansia e sofferenza psicologica, soprattutto quando il percorso di studi viene vissuto come una prova del proprio valore personale. A parlarne è Marco Crepaldi, psicologo sociale, divulgatore scientifico e fondatore dell’associazione Hikikomori Italia ETS, che si occupa di ritiro sociale.
Secondo Crepaldi, lo studio universitario smette di essere un percorso di crescita e diventa una fonte di pressione psicologica “quando lo studente si scontra con le proprie aspettative. La principale fonte di ansia è legata all’idea che senza la laurea non si possa avere una vita soddisfacente. Dunque l’università può diventare un incubo quando lo studente si rende conto di non riuscire a gestire queste ansie, ma allo stesso tempo non trova la forza di cambiare percorso. Il vero problema è rimanere incastrati nell’università. E’ pericoloso non riuscire a cambiare strada e a immaginare una vita alternativa”.
Viviamo in una società in cui sembra necessario essere sempre performanti. Quanto incidono la ricerca di voti alti, una media elevata e il rispetto dei tempi di laurea?
«Credo che sia uno dei fattori chiave. A livello culturale è sempre più radicata l’idea che ogni tappa debba essere raggiunta a una determinata età, altrimenti perda valore. Questo si scontra con la realtà, che può comportare interruzioni e difficoltà di vario tipo. Finché uno studente penserà che ogni giorno perso o ogni esame non superato rischi di compromettere la propria vita, di impedirgli di tornare indietro e di vanificare tutti i suoi sforzi, sarà sotto pressione. Alcuni riescono a reggere questo peso, altri no».
Quando l’ansia per gli esami può trasformarsi in un disagio psicologico più strutturato?
«Sappiamo che i disturbi d’ansia e depressivi sono in aumento nella popolazione giovanile e che tra gli studenti universitari il fenomeno è particolarmente marcato. L’ansia fisiologica, come quella che si prova prima di un esame, è normale. Il problema si presenta quando diventa patologica e invalidante, attraverso somatizzazioni fisiche o veri e propri blocchi psicologici. L’ansia supera il confine della patologia quando diventa invalidante».
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Laura Bosio
