Esame di Maturità. Intervista a Biagio Di Liberto, esperto di valutazione formativa e didattica inclusiva
C’è chi sostiene che l’anno scolastico non abbia introdotto novità sostanziali e che, anzi, la “nuova” maturità sappia già di vecchio. Ma è davvero così? Lo chiediamo al prof. Biagio Di Liberto, studioso di valutazione formativa e di didattica inclusiva. È docente di scuola secondaria e dottorando di ricerca in Scienze della Persona e della Formazione presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore, dove è anche Cultore in Pedagogia dell'intervento educativo speciale e collabora con il Ce.Dis.Ma.–Centro Studi e Ricerche sulla Disabilità e la Marginalità. Fa anche parte di diverse società scientifiche italiane ed europee di settore.

Professore, è vero che non è cambiato niente?
«Non è così. Vede, una riforma può cambiare il rito certificativo finale, senza però toccare il metodo, cioè la pratica didattica quotidiana. Se perdiamo di vista questa distinzione, perdiamo di vista il cuore educativo e pedagogico della Scuola. D’altra parte, una riforma dell’esame di maturità, prima denominato esame di Stato, può incidere sul metodo ad una sola condizione, che produca cioè un effetto retroattivo virtuoso sull’insegnamento. In caso contrario saprebbe poco di pedagogia, si passerebbe soltanto da un vecchio “teaching to the test” ad uno nuovo: cambia il bersaglio dell’addestramento, ma non la cura educativa. Credo che per l’esame di maturità questo tema non sia stato sottoposto ad un’analisi profonda. La maturità vera non è quella che si certifica in un’ora, il cambiamento reale non sta nell’orale di giugno...
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Mauro Faverzani








