

Economia & Lavoro
Intervista a Giulio Gennari, responsabile dell’Ufficio Immigrati di CGIL Cremona
«Un presidio d’ascolto»
Black and Caucasian female factory workers chatting while drinking coffee, eating cookies, sitting on wooden pallet in warehouse. Vertical shot. Labor or coffee break concept
«Il nostro compito è aiutare il più possibile queste persone, con un’informazione trasparente e competente, e con un’importante opera di accompagnamento»
Lavoro regolare, permessi di soggiorno, contrasto allo sfruttamento, tutela dei diritti e costruzione di percorsi reali di inclusione. Nell’attività dell’Ufficio Immigrati della CGIL di Cremona si intrecciano ogni giorno questioni amministrative, condizioni di lavoro, fragilità sociali e diritti fondamentali. Giulio Gennari, responsabile dell’Ufficio Immigrati CGIL Cremona, racconta un’esperienza che parte dall’ascolto delle persone ma che inevitabilmente chiama in causa anche il mercato del lavoro, il ruolo delle istituzioni e il modo in cui il Paese sceglie di affrontare il tema dell’immigrazione.

Qual è oggi il ruolo dell’Ufficio Immigrati della CGIL e che funzione svolge in un contesto pubblico in cui l’immigrazione viene spesso raccontata solo come un problema sociale o di sicurezza?
«Partirei da un dato semplice: spesso otteniamo risultati importanti proprio dentro situazioni che, umanamente e socialmente, avremmo voluto non dover affrontare. Ma sono anche vicende che ci ricordano quanto sia necessario il nostro lavoro e quanto sia importante continuare a svolgerlo mettendo al centro la condizione concreta delle lavoratrici e dei lavoratori. Il contrasto a dinamiche discriminatorie e di sfruttamento, che colpiscono una parte significativa di lavoratori stranieri, è frutto della collaborazione tra le nostre categorie e le istituzioni. Come Ufficio Immigrati della CGIL dobbiamo continuare a essere un primo presidio di ascolto, di raccolta di testimonianze e di richieste di intervento da parte di persone che vivono condizioni diverse di fragilità. È un lavoro che parte dall’accoglienza, ma che non può fermarsi lì»...
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Mauro Taino