

Economia & Lavoro
La cremonese Cecilia Molardi racconta come ha fondato “Amelia design studio”
«Un brand con il suono della mia voce»
AMELIA DESIGN STUDIO_ABRAHAM
Forte è la contaminazione del teatro, dove l’abito che veste il corpo è sempre protagonista
Può l’essenza di un’opera teatrale trasformarsi in un guardaroba contemporaneo? La risposta è sì, ed è racchiusa nella visione di Amelia Design Studio. Brand fondato dalla cremonese Cecilia Molardi, questo progetto unico nel panorama della moda emergente sta catturando l’attenzione di pubblico e critica grazie a un concept rivoluzionario: collezioni interamente ispirate al teatro. Più che vestiti, pezzi di design identitari che portano il pathos e la poesia della scena nella vita di tutti i giorni.

Da dove nasce la scelta di legare la moda alle arti sceniche?
«È stata una scelta molto naturale. Volevo che il mio brand avesse una voce vera: la mia voce. E la mia voce parte dal teatro. Prima di dedicarmi seriamente alla moda, ho studiato in un’accademia di teatro a Milano, dove l’approccio alla recitazione è molto fisico e mette al centro il corpo e lo spazio. Questa attenzione al movimento e al corpo mi ha portata poi a studiare quello che lo riveste: il vestito. Infatti per me l’abito non è solo qualcosa che copre un copro, ma qualcosa che lo accompagna nei suoi movimenti, nelle sue forme, e che può raccontare una parte più intima di sé. Il vestito dà forma al movimento, definendolo e rafforzandolo. L’abito diventa, quindi, una proiezione esterna di qualcosa che parte da dentro e si manifesta».

Come si traduce l’emozione di un’opera teatrale in un capo d’abbigliamento?
«Non so dare una formula universale, ma posso dire che personalmente parto da elementi visivi e spaziali che associo ad un’emozione, che non è solo un qualcosa di astratto e impalpabile, ma evoca essa stessa un’immagine, un disegno, un colore, un gioco di forme...
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Antonio Gattulli