

Economia & Lavoro
Kim Williams, dai grattacieli di New York agli studi sotto il Torrazzo
Sulle tracce di Ponchielli
Kim Williams, ha da poco conseguito a Cremona la Laurea presso il Dipartimento di Musicologia e Beni Culturali dell’Università degli Studi di Pavia
La seconda laurea a 65 anni, per uscire da una vita «in lockdown». Cremona mi ha accolto a braccia aperte. Mi piace moltissimo la sua tranquillità»
«Sono nata negli Stati Uniti, a Dallas, in Texas. Ho frequentato l’Università di Texas negli anni settanta e mi sono laureata in architettura. A New York ho svolto la professione di architetto per dieci anni, prima di spostarmi in Italia nel 1987. Se prima lavoravo sui progetti per grandi grattacieli, qui dovevo immaginare qualcosa di diverso per la mia carriera lavorativa…».
Kim Williams ha da poco conseguito la Laurea triennale in Musicologia presso l’Università degli Studi di Pavia, Dipartimento di Musicologia e Beni Culturali a Cremona. La sua è stata una scelta mirata e voluta, fatta all’età di 65 anni, mossa dalla voglia di ampliare il proprio bagaglio culturale ed esperienziale: «Mi sono trasferita in Italia dove ho iniziato la mia attività di autrice di volumi sull’architettura».

Apprezzata disegnatrice, le sue opere sono state esposte in mostre collettive e personali e sono apparse in numerosi libri e copertine editoriali: «Ho scritto libri sulla storia dell’architettura. Tramite le mie pubblicazioni ho fondato una comunità di studiosi che tratta del rapporto tra l’architettura e la matematica. Ho organizzato convegni internazionali e nel 2000 ho fondato una mia casa editrice, ancora attiva. Si chiama Kim Williams Books. La mia è stata una carriera molto ricca e gratificante, nella quale mi sono spesa molto per i miei lavori e i miei studi».

Da dove nasce l’idea di iscriversi alla sua età ad un nuovo percorso universitario?
«Dopo anni su questi lavori, sentivo come se avessi detto tutto. Avevo 65 anni e mi sono chiesta: se vado in pensione poi che faccio? Poi è arrivato il Covid. Tutti si lamentavano del lockdown, io invece lavoravo più che mai. In realtà, proprio in quel momento, ho capito di aver sempre vissuto come in un lockdown. Non mi tornava qualcosa. Quello che facevo non era del tutto sano»...
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Emilio Croci