

Economia & Lavoro
Il presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Cremona, Marco Ferrari, analizza contenuti e opportunità per la professione offerte dalla nuova laurea abilitante
«Soddisfatti, in attesa di conferme»
«I principali vantaggi potrebbero essere tre»
La riforma dell’accesso alla professione di ingegnere punta a integrare abilitazione e percorso universitario, superando l’attuale sistema dell’esame di Stato. Un cambiamento che apre interrogativi sulle nuove modalità preparatorie sul ruolo degli Ordini professionali e sulle garanzie necessarie per valutare le competenze dei futuri ingegneri. Marco Ferrari, presidente dell’Ordine degli Ingegneri della provincia di Cremona, analizza opportunità e criticità della riforma, sottolineando anche i limiti di una semplificazione che, da sola, non basta a rendere la professione più attrattiva per i giovan

Che giudizio dà di questa riforma?
«Attualmente si può dare sono un giudizio parziale, dato che la riforma non è completa. Sono stati delineati i principi generali fondanti ma mancano ancora i decreti attuativi che declineranno nello specifico tutti gli aspetti e le regole non ancora affrontati. Pertanto per il momento il giudizio risulta positivo, ma andrà rivalutato alla luce dei decreti».
Quali vantaggi concreti porterà ai giovani ingegneri e quali rischi vede, invece, sul piano della preparazione e della qualità professionale?
«I principali vantaggi potrebbero essere tre: un vantaggio temporale perché titolo e abilitazione arriveranno insieme, senza l’attesa della sessione d’esame; un tirocinio strutturato integrerà e/o sostituirà la preparazione per l’esame finale; il primo contatto con deontologia e responsabilità avverrà prima dell’iscrizione all’Albo...
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Mauro Taino