

Economia & Lavoro
Al Salone del Risparmio un profondo, quasi ancestrale, bisogno di orientamento
Più del capitale, la consapevolezza
A closeup of a black and yellow Euro sign leaning on a small piggy bank on the table under the lights
Warren Buffett: “Il rischio nasce dal non sapere cosa si sta facendo”
Ci sono eventi nati per raccontare un settore e altri che, quasi per un’alchimia involontaria, finiscono per narrare un’epoca, la sedicesima edizione del Salone del Risparmio 2026 appartiene, senza dubbio, alla seconda categoria. Tra le architetture moderne di Milano, in un clima sospeso tra l’entusiasmo per l’innovazione e una sottile, costante inquietudine globale, non è andata in scena una semplice fiera di settore.
In un mondo che accelera oltre la nostra capacità di comprensione, il Salone ha restituito l’immagine di un Paese che continua a risparmiare con dedizione, ma che fatica a capire verso quale porto stia navigando. Al Salone del Risparmio, tra il brusio nei corridoi e gli sguardi ermetici dei ventimila, il vero protagonista non era il “prodotto” finanziario, ma un profondo, quasi ancestrale, bisogno di orientamento.

Siamo figli di una stagione che ha polverizzato ogni certezza: la pandemia ha riscritto il nostro rapporto con il tempo, le guerre hanno riportato nel cuore dell’Europa spettri che credevamo confinati nei libri di storia, e l’inflazione è tornata a erodere, silenziosa e subdola, il potere d’acquisto delle famiglie.
Il tema portante di questa edizione è stato, inevitabilmente, l’Intelligenza Artificiale. Se ne parla ovunque: algoritmi capaci di analizzare terabyte di dati in pochi secondi, consulenti robotici che promettono portafogli “perfetti” e l’automazione dei processi decisionali. È un’opportunità straordinaria, ma porta con sé un paradosso tipicamente moderno: mentre la tecnologia semplifica l’accesso, la complessità del mondo paralizza l’individuo...
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Giusy Biondelli
Maurizio Poli