

Economia & Lavoro
La presidente interprovinciale delle Ostetriche, Nadia Rovelli approfondisce il provvedimento regionale
Percorso nascita, visite a domicilio post parto e continuità assistenziale
Mother Holding Newborn Baby Talking With Health Visitor At Home
«Il nostro giudizio? Favorevole!»
Nadia Rovelli, presidente dell’Ordine della Professione di Ostetrica Interprovinciale di Bergamo, Cremona, Como, Lecco, Lodi, Milano, Monza Brianza e Sondrio, traccia un bilancio approfondito sul nuovo provvedimento regionale dedicato al percorso nascita, alle visite domiciliari post-parto e alla continuità assistenziale ostetrica.

Come giudica questo provvedimento?
«Il giudizio non può che essere favorevole. Fin dall’inizio del mandato alla presidenza dell’Ordine ci siamo mossi per sensibilizzare la politica su questi obiettivi, rispondendo a un’esigenza che era sotto gli occhi di tutti: la necessità di non lasciare le madri sole nel post-parto e di offrire servizi capaci di prenderle in carico a tutto tondo, non solo l’aspetto fisico ma anche per quello emotivo, relazionale e la genitorialità. A distanza di dodici anni, vediamo finalmente i risultati di questo lungo lavoro di sensibilizzazione. C’è da dire che la tutela della maternità non avrebbe dovuto richiedere una spinta così faticosa. Nel frattempo la pandemia ha inevitabilmente dirottato risorse ed energie sulle persone fragili e sugli anziani, con la concomitanza del calo demografico. Eppure la maternità è un evento naturale che riguarda la maggior parte delle donne: l’attenzione non avrebbe mai dovuto calare, e andava potenziata anche la rete di supporto socio sanitario e comunitario che negli ultimi quarant’anni si è purtroppo indebolita».
Quali risultati ha prodotto la fase di sperimentazione e quali criticità sono emerse?
«Le criticità emerse sono quelle che ci si aspettava, legate soprattutto a una disomogeneità nell’applicare la delibera quadro originaria, ovvero la delibera regionale del 2018 che aveva già tracciato il modello assistenziale del percorso nascita. Le ASST che avevano già recepito integralmente le disposizioni regionali hanno investito i nuovi fondi per colmare le carenze di strumenti e attrezzature, migliorando l’assetto assistenziale di continuità assistenziale ostetrica già in atto. Inizialmente ero preoccupata in quanto i fondi non erano destinati per assumere le ostetriche, di cui è nota la carenza. Ho però compreso che le aziende sanitarie hanno altri canali ordinari per colmare il fabbisogno di personale ostetrico, e che l’obiettivo mirato di questi soldi era giustamente quello di potenziare la tecnologia e gli strumenti necessari per le visite domiciliari»...
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Mauro Taino