

Economia & Lavoro
“Grano, farina, e...” 2026
La Romagna, Cremona, il mondo, così cenerentola si è trasformata in una principessa
Ocrim, dalla Piacenza Rimorchi ai molini: «Il taglio del nastro unisce un prima a un dopo, è una storia industriale che continua»
Quattro giorni all’insegna della fiducia e del coraggio, ricordando le radici, i passi avanti compiuti grazie alla visione, alle competenze e al sacrificio, nella convinzione che solo stando uniti, condividendo obiettivi e progetti, sia possibile continuare un percorso così importante e ricco di risultati straordinari. L’edizione 2026 di “Grano, farina, e...” iniziata giovedì 17 con un seminario dedicato ai sementieri e conclusa domenica 20 settembre, è stato un susseguirsi di eventi più formali - i seminari a cui hanno partecipato relatori d’eccezione per approfondire lo stato dell’arte dell’industria molitoria, ma anche dell’agroalimentare e del settore primario - a momenti più informali, come la festa seguita dalla cena per inaugurare il nuovo stabilimento di via Milano o la visita alla Chiesa di San Girolamo in via Sicardo a Cremona che sarà restaurata grazie al sostegno di Ocrim.

Ma un fil rouge ha unito le diverse tappe di questo evento: la storia di un’impresa che si salda a quella di una famiglia, gli Antolini, che hanno saputo rilanciarla e renderla nuovamente protagonista nel mondo, il tutto senza perdere le proprie radici, nella Romagna, da cui provengono gli attuali proprietari e a Cremona, la loro seconda casa. Sia Alberto Antolini, CEO di Ocrim, sia Sergio, Presidente dell’azienda, che alla determinazione e alle capacità del fratello ha tributato un commovente ringraziamento pubblico durante l’inaugurazione di venerdì, hanno ricordato l’importanza dei legami per poter costruire qualcosa in grado di attraversare il tempo. (ar)
Stefano Mazzini apre la quindicesima edizione di “Grano, farina e…” con un numero e un gesto. Il numero è 250: sono le persone che riempiono la sala; il gesto è la consegna di un gagliardetto — simbolo degli ottantuno anni dell’azienda — ad Annalisa Antolini, primogenita di una famiglia giunta, con lei, alla quarta generazione.

Da quando gli imprenditori di Santarcangelo di Romagna hanno preso in mano l’azienda, trasformandola radicalmente, la storia di Ocrim si racconta anche così, attraverso un passaggio di testimone. È un momento che introduce, quasi anticipandola, la parola scelta dall’amministratore delegato: piccolo. Nessuna azienda, osserva, sceglie mai questo aggettivo per raccontarsi. Si preferisce “magnifico”, “leader”, “grande”.

Eppure è anche attraverso il piccolo, in ciò che non si vede, che si gioca la partita vera. Prima di arrivare al presente, però, Alberto Antolini torna alle origini: una Romagna di molti anni fa, quando la famiglia, priva di spazio nella sede centrale, apre un capannone a otto chilometri di distanza per fare ciò che nessuno voleva fare: la carpenteria, il ferro nero, il lavoro ‘sporco’ e pesante che sta all’inizio di ogni macchina. È da lì, lascia intendere, che nasce l’abitudine a non vergognarsi dei lavori faticosi. La stessa mentalità che oggi tiene in piedi “il villaggio di Cenerentola”.
Tutto è raccontato come una favola per bambini: un bruco che diventa farfalla, una Cenerentola che, prima del ballo, è circondata da cose minime e trascurate...
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Stefano Frati