Economia & Lavoro
Il progetto «B4HOPES» sulla rivista «Food and Humanity»

«Il mercato dei consumi sostenibili richiede rigore qualitativo e una tracciabilità reale del valore sociale»

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il professor Michele Filippo Fontefrancesco analizza i cambiamenti in atto

Negli ultimi anni gli scaffali dei supermercati si sono riempiti di promesse: dalle filiere corte all’impronta sociale, dai progetti di riscatto alle diciture solidali. Eppure, dietro la narrazione rassicurante del consumo responsabile, si muovono contraddizioni profonde. Chi fa la spesa “critica” è davvero disposto a premiare questi percorsi?
Per capirne di più abbiamo interpellato il professor Michele Filippo Fontefrancesco, docente di Antropologia Culturale presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore. Figura, infatti, tra gli autori di una recente indagine empirica, pubblicata sulla rivista internazionale Food and Humanity, indagine che ha posto sotto la lente d’ingrandimento il progetto «B4HOPES»: si tratta di un progetto sociale, che riguarda un gruppo di detenuti, impegnatisi a coltivare e raccogliere il luppolo per ricostruirsi così un futuro. In questo modo, si è cercato di capire come la sostenibilità dei consumi possa coniugarsi anche con un valore sociale ed etico. 
Il prof. Michele Filippo Fontefrancesco, docente di Antropologia Culturale dell’Università Cattolica
Il prof. Michele Filippo Fontefrancesco,
docente di Antropologia Culturale dell’Università Cattolica
Professore, innanzi tutto dove sta andando il mercato dei consumi sostenibili? Qual è la traiettoria per le filiere agroalimentari?
«Siamo ad uno spartiacque. Si sta esaurendo l’epoca delle etichette superficiali e delle buone intenzioni a costo zero, figlia di un’idea di sostenibilità ridotta a mera cosmesi commerciale. Il mercato sta andando verso una richiesta radicale di evidenze verificabili: non basta più dire “facciamo del bene”, bisogna dimostrare come, con chi e con quali tutele per il lavoro. Cresce un segmento di consumatori maturi, pronti a sostenere un differenziale di prezzo a patto che la filiera sia trasparente lungo tutto il percorso, dal campo alla persona che lo lavora...
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Mauro Faverzani
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