

Economia & Lavoro
L’analisi di Gabriele Scrofani, dottore in produzioni animali che si sofferma sul contributo degli allevamenti in termini di emissioni di gas serra e di come, almeno in parte, si possa intervenire sulle diete dei bovini, per ridurle
«Diete mirate possono ridurre le emissioni di metano. Attenzione a non pregiudicare, però, la salute metabolica dei bovini»
Cattleman holding tablet and observing domestic animals for milk production.
Obiettivo, trovare un equilibrio fra sostenibilità ambientale, salute degli animali e redditività delle attività agricole
Recenti analisi apparse sul Journal of Dairy Science hanno rivelato come una combinazione mirata di diete ad alto contenuto di amido e additivi innovativi possa ridurre le emissioni di metano enterico, che concorrono all’effetto-serra, fino al 60%.
Recentemente ne ha parlato, sul web magazine Ruminantia, Gabriele Scrofani, dottore magistrale in produzioni animali innovative e sostenibili all’Università di Parma. Lo abbiamo intervistato.

Dottore, quanto le emissioni dei bovini da latte e da carne incidono sul riscaldamento globale?
«Per rispondere a questa domanda occorre prima fare una breve disamina sulla natura delle emissioni che concorrono all’effetto serra, tra le cause principali della crisi climatica che stiamo affrontando.
Sono vari i gas a effetto serra che consideriamo, ma senza dubbio i più noti sono l’anidride carbonica (CO2), il metano (CH4) e il protossido di azoto (N2O). Quando parliamo di allevamento bovino, sia da latte che da carne, ci riferiamo principalmente al metano, prodotto in massima parte dalle eruttazioni degli animali, in seguito alla digestione anaerobica da parte degli archaea, microrganismi più vicini a noi rispetto ai batteri, che vivono all’interno del rumine. Tali microorganismi hanno una natura metanogena, per cui trasformano l’idrogeno ottenuto dai nutrienti in metano, che verrà poi espulso come visto in precedenza.
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Mauro Faverzani