

Economia & Lavoro
Intervista a Paolo Capuano, architetto, co-fondatore dello studio tIPS architects
Da Crema a Barcellona... e ritorno
Construction plans and drawing tools on blueprints
«Con un modello trasversale. «Lavoriamo attorno a un unico tavolo di confronto, eliminando gerarchie»
Attraverso la sua esperienza, l’architetto Paolo Capuano offre una riflessione sull’evoluzione del professionista, inteso non più come figura isolata, ma come coordinatore e “direttore d’orchestra” di complessità specialistiche al servizio della collettività e della qualità dello spazio antropizzato.
Cosa l’ha spinta verso l’architettura? C’è stato un momento di svolta?
«Provengo da una famiglia legata all’edilizia: mio padre era un costruttore e mio nonno un capomastro.

Avrei potuto ereditare l’impresa di famiglia, ma ho preferito la libera professione, conscio delle profonde differenze tra costruttore e progettista. La reale consapevolezza è maturata al primo anno di università, quando lo studio accademico mi ha svelato la complessità metodologica insita nell’atto del progettare. In quel momento ho capito che il mio legame con il settore si sarebbe espresso esclusivamente attraverso il progetto».
Qual è stato il suo percorso?
«Nel 2007, dopo la laurea al Politecnico di Milano nella sede di Bovisa e una breve esperienza in uno studio milanese, ho coronato il sogno di trasferirmi a Barcellona. In quel momento storico, la città catalana rappresentava la massima aspirazione per chi desiderava dedicarsi alla dimensione urbana. Forte dell’eredità delle Olimpiadi del 1992, la città applicava il cosiddetto “modello Barcellona”, ridefinendo lo spazio pubblico come luogo centrale di relazione, qualità e attrattività sociale. Era l’ambito in cui desideravo operare»...
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Mauro Taino