Economia & Lavoro
Leonardo Piccinotti, fresco di laurea in infermieristica, lavora al Maggiore, nel reparto di nefrologia

Da Brescia a Cremona... per i primi passi in corsia

Leonardo Picciotti, laureato in Infermieristica

«Fare questo mestiere significa entrare nella vita delle persone in momenti spesso delicati, fragili, difficili»

Non è solo una divisa indossata per la prima volta. Per Leonardo Piccinotti, una tesi fresca di discussione, quel camice bianco rappresenta la realizzazione di un sogno, il primo passo concreto dentro le corsie di un ospedale, sospesa tra l’emozione del traguardo e la responsabilità del futuro. Gli occhi pieni di progetti e una passione per la cura che ha radici lontane. Oggi, con la laurea in mano, ha iniziato il suo viaggio nel mondo del lavoro in corsia nel reparto di nefrologia del Maggiore di Cremona e a giugno passerà in quello di terapia intensiva, pronto a dimostrare che la competenza non ha età. Leonardo Piccinotti ha deciso di spostarsi dalla sua città, Brescia, a Crema per la residenza e per il lavoro all’ombra del Torrazzo.
Finalmente è arrivato il tanto atteso diploma universitario di infermiere. Che emozione ha provato quando l’hanno proclamato dottore?
«È stata un’emozione fortissima, difficile da spiegare in poche parole. In quel momento mi sono passati davanti tutti gli anni di studio, i tirocini, le difficoltà, la stanchezza, ma anche tutte le soddisfazioni vissute lungo il percorso. Sentire il proprio nome durante la proclamazione è stato come rendersi conto davvero che un capitolo importante si stava chiudendo e che ne stava iniziando uno ancora più grande. Non è stata solo la gioia per un titolo raggiunto, ma anche la consapevolezza della responsabilità che quel titolo porta con sé. Diventare infermiere significa entrare nella vita delle persone in momenti spesso delicati, fragili, a volte difficili. Per me è stato un traguardo personale enorme, ma anche l’inizio di un percorso professionale che voglio affrontare con serietà, passione e grande rispetto per le persone che incontrerò».
Perché ha scelto infermieristica?
«Mi piace pensare che sia stata una scelta guidata anche un po’ dal destino. All’inizio del mio percorso universitario avevo un obiettivo diverso: ero molto interessato all’insegnamento, un ambito che ancora oggi mi affascina, e proprio per questo mi ero iscritto a Filosofia. In quel periodo, però, mia mamma ha avuto alcuni problemi di salute e io mi sono trovato a vivere da vicino una realtà che fino a quel momento conoscevo solo dall’esterno. Per circa un anno ho incontrato molti professionisti sanitari, ho frequentato ambienti ospedalieri e, soprattutto, mi sono ritrovato a essere caregiver. È stata un’esperienza intensa, non sempre facile, ma mi ha cambiato profondamente. A un certo punto ho capito che quella strada mi chiamava davvero, e ho deciso di stravolgere i miei piani iscrivendomi a Infermieristica».
Lei è di Brescia ma ha studiato a Cremona, una città che si candida fortemente al ruolo di città universitaria con un’offerta formativa molto ampia. Cosa ne pensa?
«Cremona per me è stata una città importante, perché è qui che ho costruito una parte fondamentale del mio percorso. Credo che abbia davvero le potenzialità per crescere sempre di più come città universitaria. Non è una realtà dispersiva, e questo può diventare un punto di forza: permette agli studenti di vivere un percorso più vicino, più umano, con un rapporto diretto sia con l’università sia con il territorio. Dal punto di vista sanitario, poi, studiare in una città dove l’ospedale è una realtà centrale permette di collegare presto la teoria alla pratica. Per una professione come quella infermieristica questo è fondamentale, perché il sapere non resta mai solo sui libri: deve diventare capacità di agire, ragionare e prendersi cura.
Perché ha deciso di risiedere a Crema?
«La scelta di Crema nasce dal desiderio di costruire una mia quotidianità e una mia indipendenza, rimanendo comunque vicino alla realtà lavorativa di Cremona. È una città a misura d’uomo, tranquilla, ma allo stesso tempo ben collegata e vivibile. Per me rappresenta anche un passaggio personale importante: non solo iniziare a lavorare, ma iniziare davvero a costruire una vita adulta, con i propri spazi, le proprie responsabilità e i propri progetti».
Quali prospettive potrebbero aprirsi in ambito sanitario con la costruzione del nuovo ospedale?
«Un nuovo ospedale può rappresentare una grande opportunità, non solo dal punto di vista strutturale, ma anche organizzativo e professionale. Può significare ambienti più moderni, tecnologie più avanzate, percorsi di cura più efficienti e una maggiore attrattività anche per giovani professionisti e studenti. Credo però che la vera sfida non sia solo costruire un ospedale nuovo, ma costruire un modo nuovo di lavorare: più integrato, più attento ai bisogni dei pazienti e anche più rispettoso del lavoro degli operatori. Spero soprattutto che, in questo progetto, vengano messe al primo posto le esigenze della comunità cremonese. Le strutture sono importanti, ma poi sono le persone, i professionisti e l’organizzazione quotidiana a fare davvero la qualità dell’assistenza».
L’infermiere oggi non è più il “sottoposto” del medico, ma un professionista sanitario laureato. Come vede l’evoluzione della professione?
«La vedo come un’evoluzione necessaria e giusta. L’infermiere oggi è un professionista laureato, con competenze proprie, responsabilità proprie e un ruolo fondamentale nel percorso di cura. Non significa mettersi in contrapposizione con il medico, ma lavorare insieme, ognuno con le proprie competenze. L’infermiere è presente 24 ore su 24 accanto al paziente, osserva l’evoluzione clinica, riconosce cambiamenti, educa, assiste, gestisce procedure e partecipa attivamente al processo di cura. Credo che la professione debba continuare a crescere anche nel riconoscimento sociale, perché spesso non è ancora pienamente compreso quanto sia complessa e quanto sia centrale nella qualità dell’assistenza».
Cosa direbbe a un giovane che sta pensando di iscriversi a infermieristica?
«Direi di sceglierla solo se sente davvero interesse per le persone e per la cura, non solo per l’idea di trovare lavoro. Infermieristica è un percorso bellissimo, ma anche impegnativo. Richiede studio, sacrificio, responsabilità e capacità di reggere situazioni emotivamente forti. Direi anche di fare un lavoro personale su di sé. Se una persona è molto chiusa, poco propensa al dialogo, all’ascolto o al confronto con la fragilità degli altri, può fare più fatica ad aiutare davvero. Non significa che bisogna essere perfetti, anzi: questa professione ti cambia e ti fa crescere. Però bisogna essere disposti a mettersi in discussione. È una professione che restituisce tanto, perché ti mette a contatto con la vita vera, con la fragilità ma anche con la forza delle persone. Se c’è motivazione, può essere una scelta capace di dare un grande senso al proprio percorso».
Cosa c’è nel suo futuro?
«Il mio primo obiettivo è crescere come infermiere, consolidare le competenze e diventare sempre più sicuro nella pratica quotidiana. Attualmente ho iniziato il mio percorso lavorativo in nefrologia, un reparto che mi sta dando molto e dove sto imparando tanto, sia dal punto di vista tecnico sia umano. A breve passerò in terapia intensiva, e per me sarà un passaggio molto importante. La terapia intensiva è sempre stata, in un certo senso, il mio obiettivo ultimo: è un ambito che mi affascina molto, perché richiede preparazione, attenzione, capacità di osservazione e un ragionamento clinico continuo. Voglio affrontare questo passaggio con serietà, imparando da chi ha più esperienza e cercando, passo dopo passo, di diventare un professionista affidabile. Il mio obiettivo è crescere nell’area critica e, un giorno, magari essere anche un punto di riferimento per gli altri».
IN BREVE
A Cremona è possibile frequentare tre corsi di laurea triennali delle professioni sanitarie, gestiti in convenzione con l’Università degli Studi de Brescia.
I corsi attivi sono:
* Infermieristica: Sede nel Padiglione 4 dell’Ospedale di Cremona. Per informazioni contattare la segreteria (Tel: 0372 405400) o visitare la pagina ufficiale su UNIBS Infermieristica.
* Fisioterapia: Permette di accedere alla professione di fisioterapista.
* Assistenza Sanitaria: Corso che unisce teoria a tirocini sul campo (es. vaccinazioni, screening e malattie infettive).
Tutti i corsi sono a numero programmato nazionale e prevedono il superamento di un test di ammissione.
La sede amministrativa e didattica principale si trova presso il Padiglione 4 dell’Ospedale di Cremona in Largo Priori, 1, dove sono presenti aule, biblioteca e sale studio. Tutti gli aspetti istituzionali relativi all’ammissione sono consultabili direttamente su UNIBS Professioni Sanitarie. Per i profili già laureati o che operano sul territorio, è possibile fare riferimento all’albo provinciale tramite il portale TSRM PSTRP Cremona.
La tesi
La tesi approfondisce la presa in carico infermieristica del paziente neurocritico attraverso
l’integrazione della pupillometria automatizzata a infrarossi nel monitoraggio neurologico.
In questo contesto, la valutazione pupillare rappresenta un indicatore fondamentale per
individuare precocemente segni di deterioramento neurologico; tuttavia, la metodica
tradizionale con pen-light può risentire di soggettività e variabilità tra operatori. L’utilizzo
del pupillometro, e in particolare del Neurological Pupil Index (NPi), consente invece una
misurazione quantitativa, standardizzata e riproducibile.
Lo scopo del lavoro è stato elaborare un assessment mirato del paziente neurocritico nel
reparto di Terapia Intensiva dell’Ospedale di Cremona-ASST di Cremona, migliorando
qualità, accuratezza e tempestività della valutazione pupillare. Il disegno di studio è stato
non sperimentale, descrittivo-osservazionale e multistadio: una revisione della letteratura
ha costituito la base teorico-scientifica, seguita da un’indagine quantitativa tramite
questionario rivolto agli infermieri della Terapia Intensiva. Sono stati consegnati 32
questionari e 25 sono stati restituiti compilati. L’indagine ha evidenziato una limitata
disponibilità dello strumento, una formazione sufficiente ma non omogenea e l’assenza di
protocolli operativi.
Sulla base dei risultati e delle evidenze raccolte è stato progettato un protocollo
infermieristico evidence-based, costruito secondo le fasi del processo di nursing e
l’algoritmo ABCDEFG, integrando criteri di rilevazione, interpretazione dell’NPi, frequenza
del monitoraggio, fattori confondenti, comunicazione SBAR e documentazione
assistenziale. L’introduzione strutturata della pupillometria automatizzata può contribuire a
ridurre la variabilità soggettiva e a rendere più sicura, uniforme e tempestiva la presa in
carico del paziente neurocritico.
Antonio Gattulli
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