Economia & Lavoro
Il presidente di Fondazione Symbola, Ermete Realacci, commenta la XVI edizione del Rapporto “Io sono Cultura”

Cultura, creatività e bellezza, le armi per affrontare gli effetti del cambiamento climatico e la competizione globale

Ermete Realacci

«Un’economia maggiormente competitiva, a misura d’uomo è capace di guardare al futuro»

Cultura, creatività e bellezza sono il miglior biglietto da visita del «made in Italy», perché ne rappresentano i tratti identitari, radicati nel suo Dna, nella nostra società e nella nostra economia, il che significa ricchezza e posti di lavoro, ma anche innovazione. È quanto emerso lo scorso 16 luglio all’Università Mercatorum di Roma, dove è stata presentata la XVI edizione del Rapporto «Io sono Cultura», realizzato da Fondazione Symbola, Unioncamere, Centro Studi Tagliacarne e Deloitte con la collaborazione dell’Istituto per il Credito Sportivo e Culturale, della Fondazione Fitzcarraldo, dell’azienda Fornasetti e col patrocinio del Ministero della Cultura.
La bellezza delle città italiane, frutto della stratificazione del patrimonio storico, architettonico e paesaggistico, del resto, è sempre più riconosciuta come un asset economico e identitario attrattivo non solo dal punto di vista turistico, bensì anche come fattore di localizzazione per imprese, talenti ed infrastrutture immateriali, capaci di qualificare un territorio.
I dati riferiti al 2025 confermano che la filiera - tra professionisti, imprese, terzo settore e pubblica amministrazione - ha generato 115,8 miliardi di euro di valore aggiunto pari al 5,7% dell’economia nazionale, registrando anche una crescita del +3,3% rispetto all’anno precedente. Gli occupati sono quasi 1,54 milioni pari al 5,7% del totale (+1,7% rispetto al 2024). Ogni euro generato dal sistema produttivo culturale e creativo ne attiva altri 1,7 nel resto dell’economia, arrivando a muovere circa 310 miliardi di euro complessivi, pari al 15,4% del PIL italiano. Sono numeri importanti…
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Mauro Faverzani
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