

Economia & Lavoro
A colloquio con il prof. Andrea Rosati (EAAP)
Così l’Intelligenza Artificiale cambia la stalla e contribuisce alla sostenibilità ambientale di un settore strategico
24ª FIERA INTERNAZIONALE BOVINO DA LATTE
«Non è un lavoro senza uomini, ma un allevatore che fa un mestiere diverso»
Secondo il fondatore di Facebook, Mark Zuckerberg, attuale presidente e amministratore delegato di Meta Platforms, l’IA o intelligenza artificiale sarebbe «la chiave per risolvere alcuni dei più grandi problemi del mondo, come il cambiamento climatico, la povertà e le malattie. Ha il potenziale per rendere il mondo un posto migliore per tutti». Forse prima di arrivare a quei livelli servirà ancora tempo, però in alcuni contesti si può dire che abbia già realizzato una piccola rivoluzione. La stalla ne è un esempio, come ci spiega il prof. Andrea Rosati, Segretario Generale dell’EAAP-European Federation of Animal Science, autore del libro, fresco di stampa, dal titolo «Allevare nell’età dell’IA».

Professore, come cambia la stalla dopo l’ingresso dell’intelligenza artificiale?
«Cambia il momento in cui si decide. L’allevatore ha sempre lavorato con gli occhi. Entrava la mattina, faceva il suo giro e, da come un animale stava in piedi, capiva se c’era qualcosa che non andava. Un metodo formidabile, costruito su anni di esperienza. Ma sempre un po’ tardi, perché, quando il sintomo si vede, il problema è già cominciato. Oggi collari, telecamere e sensori registrano notte e giorno cose che noi non possiamo vedere: una vacca che rumina otto minuti meno del solito; una postura appena diversa; un’irrequietezza che ieri non c’era... Sono variazioni minime, l’algoritmo le mette insieme e avverte prima che diventino malattia. Si lavora in modo meno impulsivo. Una volta si trattava l’animale che “sembrava malato”. Adesso...
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Mauro Faverzani