Economia & Lavoro
Le aziende e i media cercano di tenerci quanto più possibile sulle loro piattaforme. perché Liberarci da questa morsa è possibile e necessario

Come il digitale ci ruba il tempo e come possiamo riprendercelo

Comprendere i meccanismi attraverso i quali la nostra attenzione è catturata e tenuta in ostaggio, per impiegare le nostre facoltà in modo proficuo

Nel 1971 l’economista e premio Nobel Herbert A. Simon scrisse che «in un mondo ricco di informazioni si determina una scarsità di ciò che l’informazione consuma, cioè l’attenzione dei suoi destinatari. La ricchezza di informazioni crea perciò povertà di attenzione». All’epoca non c’era ancora Internet, non esisteva il Web né tantomeno i social media. Televisione, radio e stampa erano allora gli unici rappresentanti del “quarto potere”, appellativo coniato per i media di massa dal deputato inglese Edmund Burke, quasi due secoli prima. Nel ‘71 Simon aveva già compreso che la sfida dell’economia dell’attenzione era e sarebbe stata sempre più cruciale.
Claudio Gagliardini, esperto, formatore e relatore in comunicazione, branding e social media
Claudio Gagliardini, esperto, formatore
e relatore
in comunicazione,
branding
e social media
Pochi decenni dopo, a partire dalla seconda decade del terzo millennio, il cosiddetto Web 2.0 e i suoi strumenti hanno reso quella tesi drammaticamente evidente. Miliardi di persone hanno avuto accesso a forme di comunicazione e di interazione sempre più pervasive, dando origine a una sorta di infodemia, che si è rapidamente diffusa su tutto il Pianeta. Quanto fosse vero l’assunto di Simon è oggi del tutto palese, perché tutti siamo ormai letteralmente sommersi da informazioni di ogni genere, che si disputano quotidianamente la nostra attenzione...
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Claudio Gagliardini
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