Il prorettore del Politecnico, Giuliano Noci analizza i risvolti di questa partnership
Professor Noci, in che modo, a suo giudizio, la collaborazione scientifica tra il Politecnico e la South China University può tradursi in un vantaggio competitivo concreto per l’apertura del mercato cinese ai prodotti agroalimentari del nostro territorio?
«Questo incontro si inserisce in un disegno strategico più ampio. Stiamo costruendo una rete di relazioni con le più prestigiose università cinesi nel settore agroalimentare e, come dimostrato nei venticinque anni di esperienza al Politecnico di Milano, la diplomazia scientifica spalanca le porte commerciali. L’obiettivo è promuovere un approccio sistemico e costruire una serie di partnership strategiche che ci consentano di diventare interlocutori credibili verso la Cina che, fino ad oggi, ha consentito l’ingresso prevalentemente all’agroindustria tedesca e meno alle eccellenze italiane».
Quali sono i pilastri della Zona di Innovazione e Sviluppo agroalimentare e quali quelli che potrebbero trarre maggior beneficio da questa integrazione?
«La Z.I.S. agroalimentare poggia su tre pilastri fondamentali. Primo, l’innovazione, sia di prodotto che di processo. Puntiamo sulle tecnologie digitali per garantire piena tracciabilità e sostenibilità delle nostre eccellenze, rendendole riconoscibili sul mercato globale. Secondo, la formazione. Vogliamo elevare le competenze a ogni livello della filiera, dalle figure professionalizzanti in campo fino alle maestranze della trasformazione e ai profili universitari, poiché la competenza deve essere il vero motore della competitività italiana. Terzo asse è nell’internazionalizzazione...
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Beatrice Silenzi


