

Economia & Lavoro
Paola Bono commenta il terzo Report di Sostenibilità del Consorzio Agrario di Cremona
Ambiente e valore economico, insieme
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«Un documento per rendere visibile il nostro lavoro ad associati e comunità locale»
Il Consorzio Agrario di Cremona ha pubblicato la terza edizione del proprio Report di Sostenibilità, il documento che rendiconta ogni anno l’impatto economico, ambientale e sociale dell’azienda sul territorio cremonese e sulla sua rete di soci agricoltori.
Nato nel 1896 da una scelta cooperativa – unire le forze per rispondere ai bisogni del mondo agricolo locale – il Consorzio conferma con questo Report un percorso che dura da 130 anni e che negli ultimi anni si è tradotto in investimenti misurabili sul ter

Sul fronte energetico, l’azienda ha superato 1,8 MW di potenza fotovoltaica installata tra i siti di Porto Canale, Ca’ d’Andrea e Asola, con un ulteriore impianto in fase di realizzazione a Cavatigozzi: a regime, la capacità complessiva supererà i 2,2 MW, con l’obiettivo di coprire una quota significativa del fabbisogno elettrico aziendale con fonti rinnovabili.
Nel cuore della pianura cremonese, dove l’agricoltura resta la spina dorsale dell’economia locale, il Consorzio Agrario sta attraversando una fase di trasformazione che intreccia infrastrutture, sostenibilità e welfare aziendale. Ne abbiamo parlato con Paola Bono, dirigente referente per i temi ESG del Consorzio Agrario, che ci ha illustrato il senso di alcune scelte recenti, in occasione della presentazione della terza edizione del report di sostenibilità che riassume il costante impegno e attenzione del Consorzio verso i temi di sostenibilità.

Il raccordo ferroviario di Porto Canale va nella direzione della decarbonizzazione della logistica chiesta da Bruxelles. Può fare da apripista per il resto del sistema agroalimentare cremonese, o rischia di restare un caso isolato in un’area che aspetta da anni interventi strutturali sul trasporto merci?
«Credo sia la dimostrazione concreta che una logistica più sostenibile è possibile anche nel comparto agroalimentare e zootecnico. Come evidenziamo nel nostro Report di Sostenibilità, ogni convoglio potrà sostituire circa 45 autotreni, con benefici immediati sul piano ambientale, della sicurezza e della riduzione del traffico su gomma. Il valore del raccordo, però, va oltre il Consorzio. La ferrovia entrerà direttamente nel sito produttivo, rendendo l’investimento strategico per l’area cremonese».
La linea Nat&Cat, nata dagli scarti cerealicoli, è un piccolo esempio della bioeconomia circolare promossa dall’Unione Europea. È un modello replicabile su scala più ampia, magari come leva per diversificare i redditi agricoli in un momento di margini compressi?
«È una strada che il Consorzio ha imboccato oltre vent’anni fa...
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Stefano Frati