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Marco Roncadelli, astrofisico cremonese: «Quando trovi qualcosa che non sai spiegare...»
Alla scoperta dell’universo
intergalactic travel concept, AI generated image
«Con lo stesso spirito dei filosofi greci, siamo spinti dal desiderio di comprendere»
La cosmologia affascina l’essere umano fin dalle sue origini e con il prof. Marco Roncadelli, illustre fisico teorico e astrofisico, parliamo del suo recente lavoro, firmato con Giorgio Galanti, pubblicato su Physical Review Letters.
Oggetto, il ‘lampo gamma’ del 22 ottobre 2022 che ha ridefinito i limiti dell’osservabile.


Professor Roncadelli, cosa rende questo evento - avvenuto a 2 miliardi di anni luce dalla Terra - così anomalo e perché mette in discussione la comprensione dello spazio-tempo?
«Partirei dal principio: cosa sono i lampi gamma? Sappiamo che sono esplosioni cosmiche brevissime e di potenza enorme associate alla morte di stelle massicce o alla coalescenza di due stelle di neutroni e si verificano quasi ogni giorno.
Il lampo gamma osservato il 22 ottobre 2022, però, è molto diverso. Mentre gli altri emettono fotoni che arrivano a parecchi milioni di elettronvolt (eV), il fotone più energetico di questo e’ arrivato a 300 TeV, cioè 300 mila miliardi di elettronvolt, un’energia immensa, se si pensa che la luce visibile misura pochi elettronvolt.
Ed è qui che nascono gli interrogativi sulla natura dell’universo.
Il punto focale è che questo lampo gamma emette un’enorme quantità di fotoni, ma essendo a 2 miliardi di anni luce di distanza, nessuno di quelli più energetici dovrebbe arrivare sulla Terra.
L’universo, infatti, non è vuoto; è pieno di radiazioni di fondo. La più nota è la CMB (la radiazione cosmica che proviene dall’inizio dell’universo) che ha energie bassissime e una densità di fotoni enorme e a questa si aggiunge la luce emessa da tutte le galassie durante l’evoluzione del cosmo.
Secondo leggi fisiche note, quando fotoni di altissima energia si scontrano con i fotoni del fondo, dovrebbero scomparire trasformandosi in coppie elettrone-positrone. È un processo fisico ben conosciuto.
Ma allora, come è possibile osservare un fotone da 300 TeV?
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Beatrice Silenzi