

Economia & Lavoro
Paolo Segalla, agronomo, illustra la professione e il suo ruolo e riflette sul futuro del settore: Fra cinquant'anni il comparto sarà diverso. Dovremo puntare su adattamento e resilienza»
«Al fianco delle aziende»
La transizione ambientale è la priorità: serve un’agricoltura rigenerativa e sostenibile»
Agronomo con una lunga esperienza maturata tra cooperazione internazionale, filiere agroalimentari e consulenza alle imprese agricole, Paolo Segalla racconta il suo percorso professionale e le trasformazioni che hanno interessato il settore primario negli ultimi decenni. Dall’esperienza in Africa ai cambiamenti della Pianura Padana, dalla crescente complessità della professione alle sfide poste dal cambiamento climatico, emerge una riflessione sul futuro dell’agricoltura e sul ruolo sempre più strategico dell’agronomo.

Qual è stato il suo percorso?
«Dopo la laurea in Scienze Agrarie a Piacenza ho iniziato la mia attività professionale, che si è sviluppata in tre fasi principali. Nei primi dieci anni ho lavorato nella cooperazione internazionale con organizzazioni non governative, trasferendomi in Africa, dove mi occupavo di sviluppo rurale, sicurezza alimentare e tecnologie appropriate. Durante quell’esperienza ho conseguito un master nei Paesi Bassi sullo sviluppo rurale. Come agronomi possediamo solide competenze tecniche, ma le problematiche dello sviluppo hanno anche una forte componente sociale, politica e culturale. Per questo sentivo la necessità di completare la mia formazione con una visione più ampia. Successivamente sono rientrato in Italia e ho lavorato per circa dieci anni presso il Consorzio Casalasco del Pomodoro come direttore dell’ufficio agronomico. È stata un’esperienza molto importante: ho avuto l’opportunità di contribuire all’introduzione di innovazione tecnologica, sistemi di qualità e certificazioni. Quando arrivai l’ufficio era composto da una sola persona, mentre al termine della mia esperienza contava quattro professionisti...
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Mauro Taino