Prima Guerra Mondiale: “Cara mamma”, le lettere dal fronte di Vincenzo Moglia per aggrapparsi agli affetti e alla vita che aveva lasciato
Il mese di novembre ci riporta ogni anno a ricordare gli eventi della Prima guerra mondiale, argomento ampiamente sviscerato nei suoi aspetti storiografici, ma suscettibile sempre di essere arricchito con l’aggiunta di nuovi tasselli che contribuiscono a mantenere viva la memoria di un evento tanto catastrofico da apparire quasi irripetibile. La storia, ormai lo sappiamo, non è fatta solo di date e di grandi protagonisti, ma anche, direi meglio soprattutto, di tante figure anonime, “i senza storia che hanno fatto la storia”, portatori di una ricca componente umana che emerge dalle numerose lettere e cartoline postali che questi uomini spedivano quasi quotidianamente alle famiglie. I loro nomi non suggeriscono nulla, ma la documentazione epistolare è la testimonianza più vera, perché direttamente vissuta, di quanto accadde in quella terribile realtà, i cui contorni non possono essere restituiti con altrettanto realismo e partecipazione dall’arido resoconto che ne fanno i libri di storia.

IL GIOVANE CREMONESE
Tra queste testimonianze epistolari, che le famiglie hanno oggi fortunatamente imparato a conservare, mi soffermo su quella di Vincenzo Moglia, giovane cremonese la cui esperienza al fronte di guerra durò solamente sei mesi: un breve spazio di tempo, ma tanto umanamente significativo da meritare un ricordo. Figura, la sua, sconosciuta ai più, eppure la vicenda è assimilabile a quella di tanti giovani della stessa età letteralmente gettati in un’impresa più grande di loro.
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Emanuela Zanesi

