Valentina Ferraresi è Teti: che gioia tornare qui
Sarà Valentina Ferrarese la Teti de “Le nozze di Teti e Peleo”, opera scenica in un prologo e tre atti, che debutta questa sera (venerdì 19 giugno alle 20.30 al teatro Ponchielli). Valentina, come altri cantanti in scena, è stata tra i vincitori del concorso CMC, il Cavalli Monteverdi Competition.
L’abbiamo sentita nei giorni che precedono il debutto. «Mi sento emozionata e profondamente grata per questa incredibile opportunità. Debuttare nel ruolo di Teti è qualcosa di speciale e mi rende davvero orgogliosa. È un personaggio complesso e affascinante, e poterle dare voce in questa produzione è un grande privilegio.
Con il cast si è creato un clima davvero bello. Con alcuni colleghi ci conoscevamo già, quindi è stato naturale rafforzare rapporti che esistevano già, mentre con chi ho incontrato per la prima volta sono nati nuovi e bellissimi legami. Sono tutti artisti straordinari e sono davvero onorata di poter lavorare al loro fianco».
Come vive il ritorno a Cremona dopo la vittoria del CMC? Ha avuto modo di vedere altre cose del Monteverdi Festival?
«E’ stata una gioia immensa, soprattutto poter tornare al Teatro Ponchielli. È un luogo a cui sono molto legata e che custodisce ricordi meravigliosi.
Finora ho avuto modo di assistere a pochi appuntamenti del Festival, perché le prove di queste settimane sono state molto intense, ma conto di recuperare nei prossimi giorni. Ho apprezzato molto anche l’idea di affiancare agli spettacoli delle conferenze dedicate a Monteverdi e Cavalli: credo sia un modo prezioso per approfondire la conoscenza di questi due grandi compositori e del contesto in cui hanno operato».
Cosa l’affascina di quest’opera di Cavalli e da dove ha attinto per dare forma al personaggio di Teti?
«Di quest’opera apprezzo soprattutto la straordinaria bellezza della musica e la ricchezza del libretto. Teti ha dei recitativi davvero magnifici e, leggendo il testo di Orazio Persiani, ho avuto quasi subito la sensazione di comprendere il personaggio e di intuire la chiave con cui interpretarlo. (...).

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Carla Parmigiani

